Una manica di muti di fronte alle carceri italiane

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Siamo tutti quanti: femmine, maschi, destra, sinistra, borghesi, proletari, ex proletari, magistrati, giornalisti, medici, preti, fedeli, balneari, operatori ecologici, macellai, fisici teorici con casa o senza casa, camionisti, immigrati, emigranti, giardinieri, gasisti, pasticceri, salumai, poeti, idraulici, scrittori, beccamorti, vigili del fuoco, chef, baristi, taxisti, portieri d’albergo, vigli urbani, colonnelli e caporali della Folgore, fantini, vinai, barbieri, archistar, teatranti, pescatori, fruttaroli, biscazzieri, formaggiai, portuali, metalmeccanici, laureandi, nuovi imprenditori e giovani startappisti, ecco, siamo tutti quanti una spropositata manica di teste di cazzo ferme lì, silenziose, mute e complici in un paese che si vorrebbe civile, compiaciute quasi che le carceri italiane continuino a torturare, aizzare e umiliare i detenuti. Come sempre. Anche se Luigi Manconi, spero proprio che lo conosciate, almeno lui almeno questo non lo fa.