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Una manica di muti di fronte alle carceri italiane
9 OTT 26

Foto Lapresse
Siamo tutti quanti: femmine, maschi, destra, sinistra, borghesi, proletari, ex proletari, magistrati, giornalisti, medici, preti, fedeli, balneari, operatori ecologici, macellai, fisici teorici con casa o senza casa, camionisti, immigrati, emigranti, giardinieri, gasisti, pasticceri, salumai, poeti, idraulici, scrittori, beccamorti, vigili del fuoco, chef, baristi, taxisti, portieri d’albergo, vigli urbani, colonnelli e caporali della Folgore, fantini, vinai, barbieri, archistar, teatranti, pescatori, fruttaroli, biscazzieri, formaggiai, portuali, metalmeccanici, laureandi, nuovi imprenditori e giovani startappisti, ecco, siamo tutti quanti una spropositata manica di teste di cazzo ferme lì, silenziose, mute e complici in un paese che si vorrebbe civile, compiaciute quasi che le carceri italiane continuino a torturare, aizzare e umiliare i detenuti. Come sempre. Anche se Luigi Manconi, spero proprio che lo conosciate, almeno lui almeno questo non lo fa.
E' nato a Genova il 18 luglio 1947. E’ giornalista di Panorama, collabora con Il Foglio. Suo papà era di sinistra, sua mamma di sinistra, suo fratello è di sinistra, sua moglie è di sinistra, suo figlio è di sinistra, sua nuora è di sinistra, i suoi consuoceri sono di sinistra, i cognati tutti di sinistra, di sinistra anche la ex cognata. Qualcosa doveva pur fare. Punta sulla nipotina, per ora in casa gli ripetono di continuo che ha torto. Aggiungono, ogni tanto, che è pure prepotente. Il prepotente desiderava tanto un cane. Ha avuto due gatti.
