La matematica impossibile del campo largo: quanto vale davvero uno?

Sulla guerra e sull’Ucraina Schlein e Conte fanno i conti con frazioni, maggioranze e compromessi. La ricerca dell’uno che possa finalmente valere qualcosa

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Giuseppe Conte e Elly Schlein (Mauro Scrobogna/LaPresse)

Si avvicina la guerra mondiale. La nostra sinistra ne discute: uno vale uno? Varrà due? Potrà mai contare tre e quattordici? La signora Schlein, a conclusione di conti rimuginati per anni, sostiene che se prima sì, da adesso no: uno non varrà più uno. E Conte, avendoci riflettuto due decenni, ha concluso che uno, in effetti, tecnicamente non varrebbe uno; lo varrebbe però se quello stesso uno, ma uno di governo, s’impegnasse tre quarti per la Russia e un quinto per l’Ucraina. Nel qual caso, potrebbe valere fino a quattro. Marameo, replica la signora svizzera neoappassionata di numeri primi: dobbiamo metterci d’accordo che uno, del quale sono certa che significhi uno, può valere al massimo uno e mezzo. Volendo intendere, se possiamo permetterci, che il patto di governo per scegliere l’Uno deve prevedere al massimo un uno diviso esattamente in due: tre quarti alla Russia, un quarto a Kyiv. Eppure, sulla solidarietà concreta all’Ucraina stessa, che varrà anche meno di uno ma certo più di un terzo, per Schlein la Pasionaria non ci piove: beneficerà di mozioni nei consigli di quartiere, di bandiere sui municipi illuminati a giorno e in aggiunta, se non proprio armi o soldi, pacchi su pacchi di Gratta e Vinci: è la casamatta padano-svizzera della dignità meridionale di noialtri, figli di Bettini e Bonaccini. Mentre a destra, cioè, il confronto fa pena, sta aprendosi a sinistra un ventaglio di novità tra il responsabile e il pirotecnico. Se i due leader in uno riusciranno a appiccicarne mezzo, non potremmo non votarlo.