La versione di Sigfrido sull’attentato contro l'aereo degli ebrei

Ricostruzioni immaginarie che sarebbero potute diventare una puntata di Report se la coppia Lavitola-Svongolo non avesse incasinato il prime-time Rai. C'entrano la bionda moglie di Netanyahu, il Mossad e l'Iran che si tira indietro

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Con l’attentato contro aereo degli ebrei l’islamismo non c’entra. E’ stato un pazzo, un cane sciolto, un musulmano per combinazione: come a Parigi, a Bruxelles, Roma, Londra, L’Aja, Zurigo, Cophenaghen, Vienna, Madrid, l’Australia dell’est e dell’ovest, Berlino, Buenos Aires, Stoccolma, Reikievich, Castrovillari, la Terra del Fuoco, Boston, Medellin, Milano, Varese, Busto Arsizio, Castellammare del Golfo, Bergen, Villa San Giovanni e New York. Dietrologie? Sciocchezze. Terrorismo? Cazzate.
Consta ai nostri inviati che la bionda moglie di Netanyahu, insoddisfatta di un marito che non la viziava abbastanza, abbia chiesto allo Shin Bet di intervenire contro la campagna elettorale del suo Benjamin. Il Servizio interno ha avvisato del pericolo il Mossad, il Mossad ha informato Hezbollah, Hezbollah Hamas, Hamas il Qatar e il Qatar, comme d’habitude, Netanyahu. Ma dormiva, pari pari al 7 ottobre: “Fate pure”, si è limitato a farfugliare. Madame, delusa, si è rivolta all’Iran. L’Iran si è sottratto. Da qui l’incarico, da parte di non si sa chi, a un barbone arabo della zona, un lupacchione solitario casualmente musulmano. In questo modo è andata. Stop. O almeno: questo avrebbe raccontato il grande Sigfrido, se la coppia Lavitola-Svongolo non gli avesse incasinato il prime-time.