Ratko Mladic è morto. Ci sono domande?

Breve elenco di chi avrebbe potuto gridare allo scandalo durante le esequie del criminale di guerra jugoslavo
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Foto ANSA

Per capirci bene e aggiungere ragioni a ragioni. Non quelli di Askatasuna, non Guido Viale, Angelo d’Orsi, o il professor Canfora, o Pietrangelo Buttafuoco, o le bisnonne del Leoncavallo, o quelli di CasaPound, o la maggior parte delle istituzioni universitarie, o la maggior porzione delle femministe silenti, o la Schlein, o Bettini, o i campi larghi e stretti, o lo scrittore Scurati, o il magistrato Gratteri, o l’elegante Augias, o la coltissima Anna Foa con l’ignorante Ranucci, o il morente Ordine dei giornalisti con relativi iscritti, o i nuovi registi impegnati, o qualche fresco portavoce del camerata Lollobrigida, o Piero Pelù con Damiano dei Maneskin, più le Lelle Costa e le Fiorelle Mannoia, più la Berlinguer, fortunatamente immortale, o Luciana Littizzetto con Fazio Fabio (potrei andare avanti per mesi), bene: nessuno dei suddetti ultrabrillanti cervelli, con le rispettive coscienze, ha avuto lo stomaco di mostrare indignazione e scandalo per l’ipocrita assenza della bandiera d’Israele sulla bara del caro putiniano Ratko Mladic, autentico collega genocida di Sarajevo, mai neppure accostato alla Stella di Davide dai suddetti cialtroni con la coscienza dalle tre carte che cianciano tutti i giorni del genocidio a Gaza.