Settantotto anni di governi israeliani ridotti a una sola categoria morale

Una carrellata tra i primi ministri israeliani dalla nascita dello stato ebraico a oggi. Sempre utile fare un ripasso

30 GIU 26
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Foto Ansa

Un ripassino ogni due o tre mesi tanto male non può fare. Ben Gurion, fondatore di Israele, fu il primo primo ministro e bene non andò. Moshe Sharett, sinistra Mapai, nemmeno. Maledetto Sharett, urlarono i progressisti. Arriva Levi Eshkol, terzo laburista. Guerra dei sei giorni, 1967, Israele già marciava spedito incontro al nazismo, fortuna che nel 1969 Eshkol morì. 
Gli successe Golda Meir, quarta laburista, maledetta apprendista genocida che affrontò la crisi del massacro di Monaco. Dal ’74 al ’77, premier è Yitzhak Rabin (secondo mandato dal ’92 al ’95, terminato con il suo assassinio da parte del compatriota ovviamente più imbecille). Da morto, venne poi ufficialmente bollato come persona non troppo per male. Quindi Menachem Begin, Likud, autentico diavolo, razzista antiarabo, sotto il cui mandato il presidente egiziano Sadat compì una clamorosa visita in Israele.
Toccò a Yitzhak Shamir, per due volte, e fu peggio di Begin. Apparve Benjamin Netanyahu, manco a parlarne, eletto dopo un’ondata di attacchi terroristici contro i civili israeliani. Dal ’99 al 2001, invece, Israele viene guidato dal laburista Ehud Barak, che riprende i negoziati di pace con l’Olp, propone la restituzione del 98 per cento della Cisgiordania e Gerusalemme est come capitale del nuovo stato palestinese. Come risposta, per gradire, Intifada e missili.
Dal 2001 al 2006, Ariel Sharon, che abbandona Gaza e sgombera a forza i suoi vecchi amici coloni. Dopo una sua grave malattia, Ehud Olmert, 2006 -2009. A fine 2008 il quasi genocida compagno Olmert avvia le operazioni militari contro Hamas da cui conseguirà l’invasione terrestre di Gaza. Infine, il ritorno per un secondo mandato di Netanyahu, dal 2009 a oggi. Nethanyahu è un genocida furbastro di cui non vale la pena parlare. E comunque, dal 1948, una sfilza ininterrotta di merde. Non a caso, tutte ebree