di Andrea Marcenaro
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Un Travaglio poco aggraziato
La grazia concessa dal presidente Mattarella a Nicole Minetti non è andata giù al direttore del Fatto Quotidiano, per niente
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21 APR 26

Foto LaPresse
Niente di nuovo. E’ una settimana che a Travaglio si gonfia la vena sulla questione Minetti, amica maggiorenne dell’Amor nostro forse in modo meno alterato di quello dei Trump, dei Bill Clinton o dei Woody Allen, senza tacere degli Indri Montanelli con le negrette. A Travaglio è corso in aiuto Gianfranco Fini, statista monegasco a metro quadro, risorto al mondo per denunciare come i potenti alla Minetti non finiscano mai in galera. L’ha detto proprio. Perciò. La signora Giulia aveva ottenuto la grazia presidenziale da Sergio Mattarella in quanto parente di un ragazzino, malato e solo, del quale era l’unica a occuparsi. Tante brave persone si sono a questo punto impegnate per spiegare a Travaglio (e al suo foruncolo spremuto) il come e il perché la grazia concessa rientrasse perfettamente nell’umana natura e nelle leggi repubblicane. Slancio generoso, ma a suo modo sprovveduto: il presidente Mattarella, 84 anni, cattolicissimo e ritrosissimo, insegna da tempo i più virtuosi sentimenti. Poteva forse non sapere che la signora Minetti, con quel sorriso e quelle tette, aveva già ricevuto la grazia per diritto divino?
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E' nato a Genova il 18 luglio 1947. E’ giornalista di Panorama, collabora con Il Foglio. Suo papà era di sinistra, sua mamma di sinistra, suo fratello è di sinistra, sua moglie è di sinistra, suo figlio è di sinistra, sua nuora è di sinistra, i suoi consuoceri sono di sinistra, i cognati tutti di sinistra, di sinistra anche la ex cognata. Qualcosa doveva pur fare. Punta sulla nipotina, per ora in casa gli ripetono di continuo che ha torto. Aggiungono, ogni tanto, che è pure prepotente. Il prepotente desiderava tanto un cane. Ha avuto due gatti.
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