E i giornaloni muti su Giovanni Bachelet

L'intervista rilasciata ieri al Corriere con una proposta sui percorsi riabilitativi per gli ex brigatisti
10 FEB 20
Ultimo aggiornamento: 19:43
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Giovanni Bachelet (foto LaPresse)

Il Corriere della Sera ha intervistato ieri Giovanni Bachelet, il figlio del professor Vittorio, ucciso dalle Brigate rosse il 2 febbraio 1980 sulla scalinata dell’Università La Sapienza di Roma. “Ora che, dopo un percorso rieducativo, i suoi assassini sono in libertà da parecchi anni”, ha detto Giovanni, “ritengo che mio padre non potrebbe che rallegrarsene”. Ha aggiunto che, da deputato, aveva presentato con Sabina Rossa e Olga D’Antona (loro stesse parenti di vittime del terrorismo) “un disegno di legge per interrompere la prassi di pretendere dagli ex terroristi un contatto con i familiari delle persone colpite, a ‘riprova del loro sicuro ravvedimento’. Proponemmo che ad accertare il completamento del percorso riabilitativo fossero solo giudici e operatori penitenziari, senza mettere in mezzo i parenti delle vittime. La proposta non venne nemmeno posta in discussione”. Tutto qui. Sono ormai passate 12 ore dall’uscita dell’intervista senza che le redazioni giudiziarie dei giornaloni, o il dottor Davigo, o il dottor Travaglio, o la signora Milella, o la signora Rosy Bindi (anche detta, quest’ultima: l’Alunna) abbiano ancora redatto un comunicato che chieda l’incriminazione di Giovanni Bachelet per il reato di: “Mamma mia, ci mancava Beccaria!”.