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Cosa non capisce il colto direttore di Avvenire

Marco Tarquinio deve essere speciale. È un uomo pio
20 APR 17
Ultimo aggiornamento: 07:24 | 5 AGO 20
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Marco Tarquinio (foto LaPresse)

C’è chi lo approva e chi lo critica per le due uscite di ieri, certo è che Marco Tarquinio deve essere speciale. È un uomo pio. Dirige il giornale dei vescovi italiani, viene tenuto in gran conto, per nomina ufficiale del Papa, presso il Pontificio Consiglio delle Comunicazioni sociali. Ebbe in dono, a soli dieci anni, “Il Vangelo secondo Marco”, come dire secondo un lui nato per caso un po’ prima. Non solo. Racconta Tarquinio stesso, di sé, del tempo in cui venne strappato agli studi universitari da una passione divoratrice per il pensiero e per la narrativa: di Camus, di Steinbeck, di Salgari, di Philip K. Dick, di Emmanuel Mounier, poi di Kierkegaard, Giuseppe Ungaretti, Pedro Solinas, e di Pablo Neruda (solo il primo Neruda, ha tenuto a precisare). Che non sono comunque pizza e fichi. Bon. Stupisce molto, di un intellettuale tanto formato, che capisca e condivida solamente il 75 per cento di vaffanculo.