La Lazio è prima, la Roma insegue. I romanisti fanno gli scongiuri, i laziali scioperano

Il dubbio amletico in cui si contorce il tifoso biancoceleste è: non andando allo stadio posso influire negativamente sulla classifica? Dall’altra parte della barricata si guarda, o si fa finta di guardare, solo alla squadra giallorossa. Il primo derby sarà il 13 dicembre

22 OTT 26
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Foto ANSA

Situazione fantascientifica. Chi avrebbe mai detto che a ottobre la Lazio sarebbe stata in testa al campionato con 19 punti e la Roma seconda con 17? A memoria di tifosi, non c’è mai stato nella storia del campionato di calcio un inizio così sfolgorante per le squadre capitoline. Ma se per la Roma si tratta della continuazione di un progetto iniziato lo scorso anno con Gian Piero Gasperini, che sta dando alla squadra solidità, costruzione di gioco e mentalità vincente, il miracolo è quello biancoceleste con Rino Gattuso al suo primo anno e uno sciopero del tifo che va avanti: all’Olimpico non ci sono mai più di 7/8 mila tifosi. I più oltranzisti, forse, speravano pure che la squadra andasse male, così da facilitare la fuoriuscita di Claudio Lotito. E invece che accade? Che la Lazio va come un treno, vince e convince, con exploit come quello di domenica a Torino: un secco 3 a 0 alla Juve. Nelle chat tra i tifosi gira un meme: la sequenza in cui Marco Giallini/Rocco Schiavone spiega ai colleghi di Aosta la differenza tra “’sti cazzi e me cojoni…”. “La Lazio batte la Juve 3 a 0 a Torino. Voi che dite? Me cojoni…!!”.
Ma quelle stesse chat ribollono, perché ora alcuni iniziano a dubitare sul prosieguo dello sciopero. E’ di queste ore l’appello del ds Angelo Fabiani: “Anche se ognuno resta sulle proprie posizioni, facciamo una tregua, tornate allo stadio. Ora è il momento di sostenere la squadra, che ha bisogno di voi…”. Appello subito respinto dai tifosi: “Non ci può essere alcuna tregua con quel presidente che continua a insultarci…”. Si va in trasferta, dunque, ma non all’Olimpico. “Guardiamo le partite e quasi non ci crediamo. In certi momenti questa Lazio gioca meglio di quelle di Eriksson e di Mancini. Ci godiamo il momento senza farci troppe illusioni: siamo convinti che prima o poi finirà. In perfetto stile laziale, voliamo basso, non ci esaltiamo, non gonfiamo il petto. Vedremo quanto durerà, ma che goduria…”, racconta un amico, tifosissimo biancoceleste. Anche i tifosi illustri restano cauti. “Naturale che sia molto contento: la squadra gioca con ardore, passione e determinazione e il merito va tutto a Gattuso e a Fabiani. Il giudizio su Lotito resta lo stesso, ma se tra 5/7 partite siamo ancora in testa, allora qualche considerazione dalla tifoseria dovrà essere fatta…”, osserva Franco Cordelli, critico teatrale e firma del Corriere della Sera. Il dubbio amletico in cui si contorce il tifoso biancoceleste è: non andando allo stadio posso influire negativamente sulla classifica? Posso rovinare questo momento magico?
Dall’altra parte della barricata si guarda, o si fa finta di guardare, solo alla Roma. All’exploit dei cugini (ma a Roma è un eufemismo chiamarli così) non si dà peso, certi che i biancocelesti si sgonfieranno presto. “Hanno iniziato forte, ma guardiamo la realtà: hanno una rosa limitata che non può resistere a lungo, non fanno le competizioni europee e, quando le altre squadre inizieranno a essere eliminate in Europa, allora faremo i conti veri e, non ultimo, giocare nello stadio vuoto si farà sentire. Quindi, davvero, quasi sorridiamo…”, sostiene un ex collega romanista, che ha il polso della tifoseria. Non tutti, però, la pensano così e comunque non ammetterebbero mai la grande paura: che la Lazio possa vincere il campionato. O fare un grande campionato rispetto alla Roma. La Lazio capolista è come se fosse apparso un elefante a piazza del Popolo. “Io vedo finalmente un allenatore (Gasperini, ndr) che è un uomo d’ordine, di lavoro, che capisce di pallone, che porta un’aria di provincia in senso positivo. Pragmatico e concreto, vuole giocare bene e vincere. E fa giocare chi ci consente di farlo. Gattuso, invece, aveva come unica possibilità quella di partire forte, perché gli altri hanno impegni europei. E ci sta riuscendo”, riflette lo scrittore Sandro Bonvissuto, grande tifoso giallorosso. Che aggiunge un’amara considerazione: “Roma e Lazio sono due squadre monche: loro hanno il vuoto sugli spalti, noi ce l’abbiamo negli uffici dei dirigenti a Trigoria. E non so cosa è peggio…”. Il primo derby sarà Lazio-Roma, il 13 dicembre. Forse quest'anno, eccezionalmente, potrebbe essere più importante il campionato che vincere il derby...