Isolare i violenti prima che arrivino al corteo. Come funziona il “metodo Roma”

Tra Campidoglio e Questura ci si prepara a un altro sabato a rischio, mettendosi "in ascolto" dei social e cercando la collaborazione dei manifestanti non facinorosi per evitare che il facinoroso si presenti inatteso e pronto a "spaccare tutto"

22 OTT 26
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“Non faremo come a Milano”, dicono gli studenti delle scuole appena occupate a Roma questa settimana, preparandosi al sabato in cui la protesta annunciata e ricorrente del Movimento 17 ottobre sbarcherà in città (forse al Circo Massimo, forse altrove, intersecandosi con altre piazze contro la guerra e i bassi salari, per la scuola e per la sanità, e inserendosi nel quadro della mobilitazione contro “il governo del carovita e del riarmo”.
“Non faremo come a Milano”, è il mantra, ma, visti i messaggi trapelati da alcune chat in cui compaiono frasi inneggianti alla violenza come “unico linguaggio” per “farsi capire” dopo il fallimento di altri metodi, l’attenzione del Campidoglio e della Questura è concentrata sul “come” continuare a far funzionare quello che è stato chiamato “metodo Roma per la sicurezza”, di fronte a una realtà non strutturata in cui a studenti, centri sociali e anarchici potrebbe unirsi chiunque. Si parte dunque, come alla vigilia del 17 ottobre (che a Roma è stato molto diverso che a Milano) dal monitoraggio costante (da parte di Digos, Polizia postale e Comando provinciale dei carabinieri) dei siti legati alla mobilitazione permanente, tra cui mappadellarivolta.org, per cercare di individuare i promotori delle azioni e cercare un canale di dialogo con loro. Obiettivo: far sì che i violenti vengano isolati dall’interno degli stessi gruppi, arrivando a loro — questo il nucleo del metodo — prima che questi arrivino ai cortei e divengano fatto compiuto imprevedibile e incontenibile (come a Milano sabato scorso). Si cerca di studiare, mettendo l’orecchio a terra e lo sguardo ai social, la forma “inedita”, come ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Perché, tra le manifestazioni odierne e quelle del passato, è il concetto ripetuto tra Campidoglio e Questura, c’è una differenza abissale, scandita tra ciò che ha una faccia e ciò che resta senza volto. Ma non s’intende soltanto il facinoroso incappucciato e mascherato. Bensì la struttura della manifestazione stessa: si riceve un certo preavviso, una certa indicazione in Questura, un certo programma del corteo. Ma poi subentra il web, cambiando profondamente le carte dello stesso – o semplicemente minacciando di farlo, perché tanti sono anche i falsi allarme. E’ un’opera di continuo adattamento alla situazione. Si punta ad agire a monte, e a farsi strada, con l’aiuto degli altri manifestanti, nel magma indistinto della mobilitazione, per evitare che il violento possa arrivare inatteso e pronto a “spaccare tutto”.