Il ddl per Roma Capitale arriva in Senato, ma si teme la fronda trasversale

Il provvedimento costituzionale rischia di affossare. FdI accusa il Pd e gli dà un ultimatum, mentre tra i dem prevale l'accusa verso i parlamentari del nord

Immagine di Il ddl per Roma Capitale arriva in Senato, ma si teme la fronda trasversale
Roma. Superpoteri a Roma, chissà. E’ questo l’umore che circonda l’inizio del viaggio del ddl per i poteri di Roma Capitale in Senato, dov’è approdato in Commissione Affari costituzionali e dove il ricordo del passato dialogo bipartisan tra il sindaco dem di Roma Roberto Gualtieri e la premier Giorgia Meloni sul tema si è infranto, prima dell’estate, contro l’astensione del Pd alla Camera. Non per niente il deputato pd Claudio Mancini, pilastro del Pd romano, un paio di settimane fa, parlando con questo giornale, aveva lasciato trapelare l’amarezza: “Quella discussione”, diceva, “ha in parte risentito di un clima di scontro alimentato dalla destra, ma anche, va riconosciuto, dalla diffidenza bipartisan dei parlamentari del nord, con un lavoro ostile trasversale ai partiti”. La Lega, nel corso dell’inverno, aveva tentato il blitz presentando un emendamento che chiedeva l’ampliamento della modifica anche ad altri comuni capoluogo delle Città Metropolitane, nonostante la premier avesse più volte sottolineato, in comunità d’intenti con Gualtieri, che “la città Eterna, capitale del cristianesimo e del Mediterraneo, comune più popoloso e più esteso della nazione”, con “la maggiore concentrazione di beni storici e culturali al mondo”, città che ospita il Vaticano, gli organi costituzionali, numerose organizzazioni internazionali e le rappresentanze diplomatiche, “non può continuare a essere governata di fatto con gli stessi poteri di un Comune da poche migliaia di abitanti”. E ora? Il senatore meloniano Andrea De Priamo, presidente della Commissione Affari Costituzionali del Senato, rivolge una sorta di appello oltre i confini del centrodestra: “Considerato che siamo entrati nell’ultimo anno di legislatura, abbiamo ritenuto giusto avviare l’iter in Senato per la riforma dei poteri della Capitale approvata alla Camera”, dice, sottolineando che “in quell’occasione l’astensione del Pd – che pure aveva partecipato attivamente al tavolo istitutivo della riforma, anche ponendo alcune condizioni accolte, pur se non condivise, per cercare ampio consenso alla riforma, ha rischiato di pregiudicare questa importante opportunità. A questo punto, il passaggio in Senato è cruciale: speriamo in un ravvedimento del Pd, ma se anche in questo caso si ripeterà l’incomprensibile astensione della Camera, saranno chiare le responsabilità della mancata approvazione di questo provvedimento che potrà dare a Roma poteri adeguati al suo ruolo di capitale”.