Viterbo immaginaria. Nel suo nuovo libro Filippo Rossi spiega perché la città dei Papi non decolla. C’entra la politica

La città non decolla, ma perché? "I viterbesi hanno una timidezza di fondo. Se poi ci mettiamo che la città non è ricca, non ha una borghesia industriale, ma una borghesia agricola, conservatrice e di fondo democristiana, ecco che il ruolo di guida spetterebbe alla politica. Che invece manca di visione e di coraggio", nota il giornalista e scrittore
26 SET 26
Immagine di Viterbo immaginaria. Nel suo nuovo libro Filippo Rossi spiega perché la città dei Papi non decolla. C’entra la politica

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Un grido di dolore ma anche una luce di speranza. Parliamo di Viterbo, città medievale, con uno dei centri storici più belli d’Italia, che in potenza potrebbe essere uno dei luoghi migliori dove vivere e invece non lo è. Perché sembra sospesa, paralizzata in un limbo, senza riuscire a fare un salto di qualità. Ne scrive Filippo Rossi, giornalista e scrittore che nella città dei Papi vive fin da ragazzino, nel libro “Pensare la città. Viterbo immaginaria, leggere il futuro” (Rubbettino editore), da poco in libreria. Nel titolo riprende quel “Fascisti immaginari”, libro di gran successo di Rossi, scritto insieme a Luciano Lanna. Qui, invece, si parla della sua città d’adozione, Viterbo, e del perché non riesce a spiccare il volo, ma la riflessione potrebbe estendersi anche ad altre città di provincia. Appunto, perché? “La colpa è innanzitutto della politica, che ha abdicato al suo ruolo, non riuscendo ad andare oltre il piccolo cabotaggio quotidiano, la gestione del presente, senza mai alzare lo sguardo e farsi progetto”, sostiene Rossi. “I viterbesi hanno una timidezza di fondo, una ritrosia all’azione o anche solo all’apparire che, se per certi versi è nobile, dall’altra è un freno. Se poi ci mettiamo che la città non è ricca, non ha una borghesia industriale, ma semmai una borghesia agricola, conservatrice e di fondo democristiana, ecco che il ruolo di guida spetterebbe alla politica. Che invece manca di visione e di coraggio. La politica dovrebbe scrivere la nostra storia collettiva e rendere desiderabile il futuro, invece si limita al mantenimento dello status quo e alla sopravvivenza elettorale”, osserva il giornalista. Che proprio a Viterbo ha ideato il festival culturale Caffeina, andato in scena per 14 anni e chiuso nel 2019.
Nel libro si racconta come le eccellenze di Viterbo, ad esempio le terme o l’università, siano scollegate tra loro, isole fuori dalla città. Ma anche come, per la ritrosia a prendere decisioni, la città si sia scollegata dal suo territorio, quasi abdicando al ruolo di capoluogo. E poi ci sono i “vuoti”: palazzi o pezzi di città dimenticati e lasciati marcire, come l’ex ospedale o l’edificio ex sede della Banca d’Italia. Viterbo, incredibile a dirsi, non ha un cinema. “Così si rinuncia a uno spazio di aggregazione sociale e ci si sottrae dal dibattito sul presente. Se esce un film di cui tutta l’Europa parla, a Viterbo non se ne parla…”, riflette Filippo Rossi. Perché, come spiega nel libro, in questa epoca in cui la fruizione di tutto - dalla spesa ai film allo shopping - può essere casalinga e solitaria, “è proprio adesso che una città deve offrire ai suoi abitanti spazi di aggregazione, di incontro e di comunità”. Tessuto sociale, ma anche amicizie. “Solo così un luogo diventa attrattivo non solo per i turisti, ma anche per chi ci abita o ci vorrebbe abitare. Il lavoro da remoto offre a Viterbo una grande opportunità: quella di essere scelta da giovani coppie o professionisti desiderosi di vivere in un luogo tranquillo e a misura d’uomo. Ma per risultare attrattivi bisogna offrire loro qualcosa di più della sola bellezza o del vedersi la sera al bar…”, ragiona Rossi.
Poi, naturalmente, c’è Roma, che nel Lazio tutto ingloba lasciando agli altri le briciole. “Ma non deve essere questa la scusa per rinunciare a tutto e accartocciarsi su sé stessi. Viterbo deve riscrivere la sua narrazione collettiva, costruire un’identità che la renda riconoscibile, creare un’immagine di sé ora appannata”, aggiunge il giornalista. Nel libro si fa l’esempio di Lucca, che su Lucca Comics ha costruito una sua riconoscibilità. “Viterbo si candiderà a capitale della cultura europea nel 2033 e questo potrebbe servire a mettere in movimento energie e strategie. Costruire qualcosa di bello può far ritrovare un senso di orgoglio che potrà essere motore per altre cose…”. Un esempio virtuoso, d’altronde, c’è: la Macchina di Santa Rosa, un evento che i viterbesi realizzano alla perfezione. Il libro sembra anche un manifesto politico. Rossi, vuole candidarsi a sindaco? “No, non è il mio ruolo. Mi sono già candidato due volte, nel 2013 e nel 2018, raccogliendo anche un certo consenso, quindi ho già dato. Il libro ha l’obbiettivo di accendere un dibattito sul futuro in una città dove dibattito non c’è…”.