Vannacci candidato e l'ipotesi "Gualtieri federatore". Tutti i dubbi sulle elezioni a Roma

Il generale valuta la corsa per il Campidoglio. Fratelli d'Italia attende, e intanto pensa alla vicepresidente della regione Lazio Roberta Angelilli. Nel Pd si cerca di capire che fare se il sindaco fosse chiamato a guidare il centrosinistra. Rumors su sondaggi sulla sua popolarità ed eventuali candidature alternative
24 SET 26
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Tra metà aprile e metà giugno si vota per il Campidoglio, forse qualche mese prima, forse in un election day con le politiche che metterebbe insieme Camera, Senato e amministrative in una sola tornata da brivido. Nessuno lo sa ancora, e questa incertezza sulla data si somma a un’incertezza più interessante: quella sui nomi. A meno di sette mesi dal voto, nessuno sa chi sfiderà il sindaco in cerca di bis Roberto Gualtieri. La voce che gira forte in questi giorni è sul nome di Roberta Angelilli, vicepresidente della regione Lazio ed esponente dell’ala più intellettuale dei Fratelli d’Italia capitolini, un tempo capeggiata da un gentiluomo come Andrea Augello, marito di Angelilli morto nel 2023. Eppure, nonostante l’intesa sembri chiusa, non c’è alcuna ufficialità. E il perché è da ricercare in queste molteplici incertezze intorno al voto che rendono non scontato anche quello che lo sembra. Gualtieri infatti non è solo il candidato naturale del centrosinistra per succedere a se stesso a Palazzo Senatorio, ma è anche uno dei nomi più ripetuti in questi giorni tra quelli dei potenziali federatori del campo largo, collante possibile tra Pd, M5s, Avs e il resto della truppa, insomma un potenziale premier in pectore. Un’ipotesi che si rafforza anche guardando come il sindaco ha cominciato a muoversi. Nella sua ultima intervista a Repubblica, fresco di un incontro con il suo omologo di New York e icona della pop left internazionale Zohran Mamdani, Gualtieri non si limita ai temi capitolini ma spazia su tutti i grandi dossier nazionali e internazionali – Ucraina, immigrazione, scuola, casa – come si conviene, appunto, a un’intervista da candidato premier più che a quella di un sindaco alle prese con buche e cantieri. Alla domanda diretta se sia disponibile a un ruolo di federatore del centrosinistra, Gualtieri risponde ricordando di fare il sindaco di Roma e di voler proseguire per altri cinque anni la trasformazione della città avviata, ma aggiunge subito che gli sta a cuore che il centrosinistra si presenti alle elezioni con una proposta forte, e che il punto vero non sia tanto la leadership quanto il programma e le risposte ai grandi problemi del paese. Un modo elegante per non chiudere affatto la porta.
Nel frattempo, come dicevamo, il sindaco non sta con le mani in mano. Oltre all’incontro con Mamdani, nelle scorse settimane, è intervienuto al convegno di Italiani Europei, la fondazione di Massimo D'Alema, dal titolo tutto un programma “Governare le città per governare l’Italia”. Dal palco il lider Maximo rilancia il suo no alle primarie tra Schlein-Conte, che significa: “terzo uomo”. E perché non proprio uno di quei sindaci giunti alla sua corte? Gualtieri ne approfitta per partire dalla sua esperienza amministrativa per costruire proposte nazionali. Dice, per esempio, che le risorse spese per calmierare il caro benzina potrebbero essere impiegate meglio per rafforzare il trasporto pubblico. Non è un dettaglio da poco: è esattamente il tipo di opposizione propositiva che a Elly Schlein, presa a inseguire il governo sul terreno della polemica quotidiana, non riesce quasi mai di fare.
A complicare il quadro romano arrivano poi le voci, sempre più insistenti, di sondaggi commissionati per testare il gradimento nazionale del sindaco e per sondare possibili nomi alternativi da candidare al suo posto in Campidoglio.
E’ anche questa incertezza a tenere ancora in stand by a destra la corsa onorevole, ma destinata probabilmente alla sconfitta, di Angelilli. Senza Gualtieri si aprirebbero scenari diversi, e dunque anche potenziali altre candidature. Non solo. A complicare le cose in quel campo, a Roma come in Italia, ci pensa il generale Vannacci. Aveva promesso di presentare in tempi rapidissimi un candidato di Futuro nazionale, anche per far dare una mossa al centrodestra, come avvenuto a Milano con il generale Burgio. Il candidato però non c’è. E da un po’ di tempo si parla anche dell’ipotesi che il candidato di Vannacci, alla fine, sia proprio Vannacci. Candidarsi a Roma, lo insegna la storia recente, è sempre stato un trampolino di lancio formidabile per chi aspira a una leadership nazionale: da Francesco Rutelli a Walter Veltroni, da Giorgia Meloni a Carlo Calenda fino allo stesso Gualtieri, oggi ipotetico federatore del centrosinistra. FdI attende, e non si esclude nemmeno che una candidatura di Vannacci a Roma possa essere un modo per chiudere un accordo con il generale anche a livello nazionale.