Lo Spallanzani si fa pop, tra musica, sport e “domande impossibili”

L'edificio-simbolo dell'uscita dalla pandemia va "per le strade e tra la gente" con quattro giorni di incontri. E compie 90 anni

24 SET 26
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Foto Ansa

Non una notte al museo, tra vecchie teche e dinosauri che prendono vita all’improvviso, ma una notte nel cortile dello Spallanzani, l’Istituto nazionale per le malattie infettive che la città ha imparato a conoscere durante il Covid, quando, nascosto dietro a una curva in via Portuense, il suo cortile era diventato, nell’immaginario collettivo, un’ancora di salvezza per la Roma sorpresa dal virus: luogo di prime diagnosi (i famosi “pazienti zero”), ma anche di prime speranze e prime vaccinazioni, coronate dalle lodi del presidente della Repubblica Sergio Mattarella e con presenza assidua dell’allora governatore del Lazio Nicola Zingaretti e dell’assessore alla Sanità Alessio D’Amato, immobili nel gelo a salutare le prime dosi.
Sei anni dopo, lo stesso Spallanzani si apre alla città con quattro giorni di incontri, andando metaforicamente “per le strade e tra la gente”, direbbe Lucio Dalla, con parole, musica, sport e cinema, per festeggiare novant’anni di attività e ospitare la Settimana della Scienza (fino a domani sera). Si va dalla gara podistica per tutte le età (“corri per la scienza”, è il titolo, e l’idea alla base è che “ogni passo cambi il futuro”) al concerto della “Pop orchestra” di Gerardo Di Lella (stasera, con una canzone per ogni decennio dell’istituto) alla “notte delle domande impossibili” (domani): una serata in cui il cittadino può rivolgere interrogativi seri o strampalati (“come si estrae il dna dalla banane”?; “come si salva un paziente in bio-contenimento?”, o, per i bambini, “come si fa la rianimazione polmonare a un Avenger?”) a un gruppo di ricercatori italiani ed europei, disseminati in laboratori a porte aperte in tutte le aree dell’edificio. Ricercatori che, dice la direttrice generale dello Spallanzani Cristina Matranga, “lavorano anche quando non si vede”. Il lavoro di prevenzione sui virus, infatti, è tanto più prezioso a monte delle eventuali fasi di recrudescenza. “Durante la Settimana della scienza”, spiega Matranga, “ puntiamo sulla prevenzione anche rispetto alle malattie sessualmente trasmissibili, con mattinate dedicate alle scuole, e mettiamo a fuoco la questione del gender gap rispetto alle Stem, le materie scientifiche, ancora poco scelte dalle ragazze”. L’’obiettivo è rendere più attrattivo lo studio della fisica e della matematica, porta d’ingresso verso il mondo lavorativo. Da simbolo dall’emergenza pandemica, dunque, l’Inmi si fa Cicerone in una Roma dentro Roma, con percorsi al microscopio nel “mondo invisibile a occhio nudo”, e ospita “aperitivi scientifici” con esperti nazionali e internazionali. Uno Spallanzani “pop” che vuole mostrare fiero i suoi 90 anni, anche se non li sente.