roma capoccia
La borgata di Cinquina non ha una biblioteca e dice no a un nuovo teatro
“Ci si lamenta dei cinghiali, poi quando uno propone un’opera di urbanizzazione gli fanno la guerra”. I residenti della borgata romana tra diffidenza e scarsità dell'offerta culturale
24 SET 26

Foto ANSA
Fossimo in Giappone, parleremmo di Teatro No. E invece siamo a Cinquina, sonnolenta borgata appena fuori dal Grande raccordo anulare. Il monosillabo, però, in questo caso di totale rifiuto, rimane lo stesso. I residenti o perlomeno un comitato che parla in loro nome si dichiarano contro un teatro in legno lamellare da quasi quattromila posti previsto nella zona dal comune. Lo apprendo al telefono nell’unico punto in cui prende a casa di mia madre. Cinquina è il quartiere dove sono cresciuto. E la genitrice si era battuta una ventina di anni fa con un nutrito drappello di abitanti contro un’antenna che forse avrebbe reso le nostre telefonate un esercizio di yoga meno complicato. All’epoca l’ebbero vinta i residenti, ma la protesta è riesplosa quest’estate per una nuova antenna con la temibile tecnologia 5G. Preoccupazioni per la salute, svalutazione degli immobili, cose già sentite per bocca di mia madre e Raitre. A questa levata di scudi si unisce ora il rifiuto del Gran Teatro. A chi sia venuta la pensata di piazzare una struttura simile in un quartiere senza librerie, biblioteche, piscine, nemmeno un campo da calcio o un pub è un mistero. Nuove frontiere del nimby, direte voi, ma non la pensa così Giordana Petrella, presidente della Commissione Trasparenza e all’opposizione del III Municipio amministrato dal centro-sinistra, che al telefono si infervora: “Il nostro non è un no al teatro a prescindere, ma un no al teatro in quella posizione. Valutiamo un’altra area. Io in quella zona ci abito e dovrebbe sorgere a trenta metri da un condominio e a trecento dalla riserva della Marcigliana. Ci vivono i cinghiali, ci passano le volpi. A Cinquina bastano i bar, le pizzerie e i supermercati che ci sono. È uno dei pochi quartieri a misura d’uomo e immersi nella natura rimasti nel III Municipio, nonostante stiano costruendo molto. Cinquina non vuole finire come Porta di Roma o Talenti. E questo è un progetto impattante, da dieci milioni di euro, quindi il privato per rientrarci vorrà un evento al giorno. E poi non ci sono le strade, i parcheggi”. Tutto chiaro, grazie lo stesso. Ma c’è un retroscena. “È solo uno spot elettorale e ce l’hanno tenuto nascosto per quasi un anno senza condividerlo con gli abitanti. Pensano che i cittadini abbiano l’anello al naso”. Ed ecco il coup de théâtre. “A breve verrà realizzata, a duecento metri da dove prevedono il teatro, una struttura polivalente che già prevede un teatro! Con numeri ridotti, s’intende”. Oddio, quindi oltre al Gran Teatro gli abitanti avranno anche un Piccolo Teatro? Il quartiere diventerà una nuova Atene.
Chiediamo cosa ne pensa del nuovo Bolscioi di Cinquina al vicino di casa, una specie di sindaco senza fascia della borgata. “Oggi le persone stanno chiuse a casa con i condizionatori a palla. Nelle chat leggo solo di gente che ce l’ha con i ragazzi perché d’estate tirano tardi al parco ma, mi chiedo, dove dovrebbero andare che non c’è un locale che sia uno?” Che domande, al teatro, no? “Dicono che il problema sia il traffico, ma dubito che ci saranno ingorghi alle otto di mattina per il teatro”.
Per par condicio sentiamo l’assessore alla cultura del III Municipio Luca Blasi, che rivendica la trovata situazionista. “Siamo alle solite, registriamo l’incapacità e l’assenza di volontà di vedere oltre la città esistente. Cinquina soffre di una completa mancanza di offerta culturale e questo luogo avrebbe ricadute benefiche sullo spopolamento degli esercizi commerciali del quartiere. Non è un regalo al privato, è un project financing che tornerà nella disponibilità pubblica fra diciannove anni e la struttura è pensata per scuole e comitati del circondario.” Già trovato dunque il punto di aggregazione per le prossime proteste, finora i residenti si riunivano in chiesa o al centro anziani. “Ci si lamenta dei cinghiali, poi quando uno propone un’opera di urbanizzazione gli fanno la guerra”. Portiamoli a teatro ’sti cinghiali. Sperando che almeno lì il telefono prenda.