L’Eclissi della Capitale: perché Roma continua a perdere le grandi sfide internazionali

Dai mondiali di atletica all'Expo, dall'autorità doganale europea a quella anti riciclaggio, la città non riesce più a vincere nelle competizioni internazionali. E l'idea Olimpiadi 2040 ora è più difficile

17 SET 26
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C’è chi ieri la prendeva con una battuta: “Il Vaticano è qui: almeno sul Giubileo del 2033 non possiamo perdere”. E certo è che però oltre all’Anno Santo, che per eredità storica è un evento non trasferibile ad altre città, la capitale fatica a competere per i grandi eventi internazionali. Due giorni fa l’ultima sconfitta: i mondiali di atletica del 2029 si svolgeranno a Nairobi, in Kenya, quelli del 2031 a Monaco di Baviera. Niente da fare per la capitale. Una sconfitta che rende molto più complicata anche l’ ipotetica candidatura alle Olimpiadi del 2036 o del 2040. Se si farà, è bene dirlo subito, andrà costruita in un altro modo.
C’era infatti una volta la Roma dei grandi sogni internazionali, la città capace di catalizzare l’attenzione del pianeta: dalle Olimpiadi del 1960 ai Mondiali di calcio del 1990. Oggi, quella vocazione sembra essersi inceppata in un meccanismo di occasioni mancate, veti politici e poca capacità di farsi valere al tavolo delle trattative. La recente esclusione dalla corsa per ospitare i mondiali di atletica è solo l'ultimo capitolo di una lunga serie di porte sbarrate. Una tendenza che fotografa una persistente difficoltà della politica nel posizionare la capitale sul podio delle grandi assegnazioni globali.
Sul piano diplomatico resta la disfatta di Expo 2030. Un verdetto spietato dove il progetto romano si è arenato ad appena 17 preferenze contro le 119 schiaccianti di Riad e dietro pure alla coreana Busan. Quell’evento, che avrebbe dovuto ridisegnare la zona di Tor Vergata, si è trasformato in campanello d’allarme sulle reali capacità di competere in contesti globali. Non va meglio con le istituzioni comunitarie. Negli ultimi tempi, la capitale ha provato invano a ospitare diverse nuove agenzie dell’Ue. Il copione, purtroppo, si è ripetuto identico. All’inizio del 2024, la corsa per l’Amla, l’Autorità antiriciclaggio europea, si è conclusa con il trionfo di Francoforte. Pochi anni dopo, la storia si è replicata con la neonata Autorità doganale europea (Euca). Nonostante una forte spinta istituzionale e la proposta di riqualificare uno storico palazzo degli anni ‘50 all’Eur, il voto congiunto del Parlamento e del Consiglio Ue ha premiato la francese Lille. Anche quando l’Italia si muove con successo, Roma sembra rimanere ai margini. E’ successo nel 2017 nella corsa all’Ema (l’Agenzia europea per i medicinali) dove il paese decise di puntare su Milano, fermata solo da un beffardo sorteggio con la monetina da Amsterdam. Ed è successo persino nelle valutazioni calcistiche per i Mondiali femminili del 2027, idea tramontata per dirottare le energie su Euro 2032, che vedrà la capitale dividere la scena in una co-organizzazione con la Turchia. Ci si prova a consolare con i premi. L’ultimo tentativo è quello della stazione della Metro C Colosseo presentata al Prix Versailles in concorso per la più bella stagione passeggeri. I finalisti si sapranno a fine settembre, il vincitore sarà celebrato il 10 dicembre a Parigi. Speriamo che questa volta vada bene.