roma capoccia
Quella volta in cui ho incontrato un serial killer americano a Roma
Nel 2005, Raymond ‘R C’ Horsch presentava una mostra di fotografie erotiche a Roma. Vent'anni dopo, i suoi crimini sono stati scoperti per caso, a un anno dalla sua morte
5 SET 26

Foto ANSA
Gli occhi. Quegli occhi. Neri, fissi, completamente privi di vita. E di umanità. Ti si appuntano addosso e non ti scrutano, semplicemente. No. Piuttosto ti scarnificano, ti disossano, ti macinano ossa e anima e ti gettano nudo in una discarica dentro cui ogni emozione è bandita.
Roma, ottobre 2005. Galleria Mondo Bizzarro, in via Reggio Emilia. Si inaugura la mostra di fotografie erotiche dell’artista americano Raymond ‘R C’ Horsch. La galleria ha aperto da pochi anni, dopo il trasferimento da Bologna. Un piccolo gioiello capace di proporre al gusto, non solo romano, di esigenti estimatori quell’arte di nicchia, gotica, oscura, erotica, che nel mondo all’epoca deflagrava. Trevor Brown, Takato Yamamoto, Mark Ryden, Miguel Angel Martin. Fotografi, pittori, fumettisti. La galleria stessa diveniva una divertentissima bolgia di intellettuali, artisti, musicisti, dirigenti televisivi. Ricordo il mai troppo compianto Francesco Coniglio, editore di Blue, Giampiero Mughini, gran estimatore delle atmosfere e dell’arte esposta con grande cura dai due proprietari, Gloria Bazzocchi e Alessandro Papa.
Horsch è un nome molto poco conosciuto. Ma le sue foto sono d’impatto. C’è nel suo tocco quello stesso carisma deviante che percepisco, subito, quando me lo trovo davanti, a pochi centimetri. Una sorta di goblin barbuto, piccolo, con la testa perennemente reclinata impegnata a scrutarti. Con quegli occhi. Horsch è stato molte cose. Veterano della guerra del Vietnam, spacciatore, sadomasochista impenitente, videomaker, fotografo. E venti anni dopo scoprirò, anche, potenziale serial killer.
Le foto esposte provengono da due libri, uno bianco e uno nero, la serie “Eroto”, sorta di Yin/Yang crudamente applicato al sadomasochismo. Una via crucis di pose e di dominio espresso dallo sguardo vitreo della fotocamera. A Roma, Horsch è accompagnato dalla moglie, Amy. Carina, più piccola di lui, inguainata in una vistosa mise fetish. Per tutta quella serata, parlando con lei, sotto lo sguardo vitreo e malvagio di lui, ho avvertito la gelida sensazione di un gioco manipolatorio. Per una delle poche volte in vita mia mi sono sentito realmente a disagio, sotto il peso di quello sguardo morto. Quegli occhi avevano visto la morte. Quella reale. Associavo la sensazione al saperlo reduce dal carnaio del Vietnam. Sbagliavo su quest’ultimo dettaglio, non sul resto. Venti anni dopo, nel 2025, Horsch muore per una polmonite, superati ormai gli ottant’anni. Scopro che la polizia perquisisce casa sua a Filadelfia nell’agosto del 2026. Hanno fermato il figlio, Eugene, per una banale infrazione stradale. Gli trovano addosso una piccola dose di droga leggera. Perquisiscono casa e qui trovano dosi molto più consistenti e di tipi meno leggeri di droga. Ma durante la perquisizione, secondo quanto riportano Cbs e New York Post, si imbattono in un archivio monumentale di foto e video, realizzati dal padre. Molti porno. Molti sadomaso. Ma compaiono cose anche più inquietanti. In un video appaiono due donne scomparse da lungo tempo, Maribel Fresses e Gabrielle Amarando. Vengono mostrate prima vive e in seguito cadaveri. Il caso diventa federale.
Nel 2014 Horsch pubblica un romanzo, “Empathy”, nel quale si identifica con un serial killer e descrive analiticamente dei delitti. Vengono sequestrati strumenti uguali a quelli descritti nel testo. Fbi e Dea rinvengono anche il documento di identità di una donna scomparsa nel 2023, Blair Tonzelli. La collezione di materiali è monumentale e maniacale: seicentomila foto, settantamila video e oltre diecimila pagine tra disegni e appunti scritti. Viene da ripensare al brutale documentario che ha realizzato anni prima, “Slaves”. Possibile che alcune delle donne in esso ritratte non fossero davvero consenzienti e che siano divenute sue vittime.
La stessa ex moglie, Amy McHale, i due hanno divorziato nel 2008, dal 2016 risulta persona scomparsa. La famiglia ha dichiarato che la sera prima della scomparsa si era recata a casa dell’ex marito, il quale è stato l’ultimo a vederla in vita.