Roma capoccia
Aurelio Picca guida tra i laghi e le fraschette dei Colli Albani, la vera gita fuori porta
Il fresco è ai Castelli. A pochi chilometri dalla capitale c'è un'altra Roma, fatta di laghi vulcanici, boschi e tavole imbandite. Lo scrittore Aurelio Picca racconta i Colli Albani tra storia, campanilismi e nuove osterie
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"A Ostia e Fregene non metto piede da anni. Per carità…Se devo prendere un po' di fresco vado ai Castelli…". Un amico ci aveva messo la pulce nell'orecchio anni fa e noi i consigli degli amici li seguiamo sempre. Così per sfuggire alla calura dei 40 gradi romani mettiamo il muso dell'automobile verso i Castelli. "Anzi dei Colli Albani, questa sarebbe la dicitura più corretta…", ci rimbrotta subito lo scrittore Aurelio Picca, che da queste parti vive e spesso ha utilizzato questi luoghi come palcoscenico dei suoi romanzi.
Arriviamo al lago di Albano e passiamo una bella giornata ai Quadri, ristorante-bar con spiaggia annessa qui fin dagli anni '80. È più spartano rispetto agli altri beach club più recenti, ma è un'istituzione. Si fa il bagno, l'acqua è fresca e pulita, si mangia pesce, si prende il sole, si ammira il panorama. Lassù s'intravede il palazzo dei Papi di Castel Gandolfo, dove Leone IV è tornato a villeggiare dopo le assenze di Francesco. Dall'altro lato, più nascosta, c'è Albano. "La gita fuori porta ai Castelli è la classica gita popolare romana, come pure Ostia, ma qui vengono più da Roma sud, perché a Roma nord da quando hanno scoperto Capalbio vanno lì o all'Argentario. O a Santa Marinella. Prima, però, venivano tutti qui, non solo in giornata, ma a fare la villeggiatura. E qualcuno ha scelto pure di venirci a vivere…", spiega Aurelio Picca.
La gita ai Castelli come una gita a Chiasso al contrario, qui non c'è la Svizzera e la provincia ti inghiotte. E dire che sul lago di Albano, così come in quello più piccolo di Nemi, le spiagge prima non c'erano, sono nate perché il lago si sta ritirando e ci hanno portato terra e sabbia per esigenze turistiche. Adesso tra gli stabilimenti c'è ampia scelta. Il bello è che, nonostante sia pieno week end, non sono troppo affollati: la clientela è composta in prevalenza da locali, i romani sono pochissimi, i lettini sono disposti in file ordinate su un elegante prato all'inglese. Non c'è sabbia e non ci si sporca i piedi, altro vantaggio non da poco. E non c'è traffico. Il pensiero va a quei disgraziati imbottigliati sull'Aurelia, sulla Via del Mare o sulla Colombo nella transumanza per Ostia e Fregene. A morire di caldo. E a Fregene manco il bagno si possono fare, con quell'acqua color marrone. Ai laghi, invece, si sta da Dio. Anche perché sui Colli Albani è più fresco. "A Rocca di Papa, ai campi di Annibale, siamo quasi a 900 metri. A Nemi la sera ci vuole il maglioncino di lana. Anche Marino è molto fresca. Quando a Roma ci sono più di 30 gradi, qui se ne contano 10 in meno…", racconta lo scrittore.
Ma gli abitanti dei Castelli si sentono romani? "Quelli di Albano, la più vicina alla città, sì. Gli altre se ne fregano. E poi c'è forte campanilismo tra di loro: tra Genzano e Marino, che stanno a 5 km di distanza, si parlano dialetti diversi. Questa rivalità li indebolisce politicamente: i comuni dei Colli Albani dovrebbero farsi comunità, magari organizzarsi in un consorzio…", osserva Aurelio Picca. La rivalità ha origini antiche, dalle famiglie che qui avevano le loro magioni: i Colonna, i Farnese, i Chigi, i Borghese. Nel suo romanzo "Il più grande criminale di Roma è stato amico mio", dove si narrano le gesta di Laudovino De Sanctis, ci sono situazioni ambientate da Benito al Bosco, un'istituzione, e al Vecchio Fico, un'ex stazione di posta per i cavalli sulla via per Anagni. Qualche vecchia trattoria scompare, ma ne sorgono di nuove. Ad Ariccia c'è Sintesi, una stella Michelin. A Marino c'è Avus. A Frascati c'è Dopolavoro Ricreativo e a Grottaferrata L'Oste della Bon'Ora. Ma resistono pure le fraschette. Roma. Degna di nota è La Selvotta, un'osteria dove si mangia su panche di legno dentro a un bosco, nella frescura sotto le stelle.
Si fa un po' di fila, ma ne vale la pena. Ma non diventeranno fichetti pure i Castelli? "Non direi, qualche osteria tradizionale chiude, ma aprono nuove realtà, con uno sguardo più contemporaneo e va bene così. Non bisogna restare ancorati al passato. L'importante che il nuovo sia di qualità…", ancora Picca. I Castelli ricorrono anche nelle storie di "Arsenale di Roma distrutta" e di "Roma mia, non morirò più". E poi, volendo, da qui si può sempre fuggire verso il mare. Da Velletri a Nettuno sono una quarantina di minuti. Per chi proprio non ne può fare a meno.