Roma diventa terreno di safari urbano degli influencer stranieri

L'ultimo video del collettivo britannico Dje Media mostra una tendenza preoccupante: i content creator della sicurezza, che cercano situazioni al limite e spesso non si fanno problemi a ricorrere alla violenza. Ma non possono sostituire le autorità

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Ultimo aggiornamento: 16:27
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Foto LaPresse

Una sequenza di calci, pugni, un corpo a corpo serrato nel vagone della Metro A mentre i passeggeri, attoniti e inorriditi, si dividono tra chi cerca di svincolarsi dalla scena di guerriglia mettendosi in salvo e chi prova, invece, a quietare gli animi incandescenti. Ad un certo punto, non si capisce nemmeno più quale sia il senso di quella rissa, cosa l’abbia originata, quali le fazioni e i contendenti. Si vocifera persino di spray al peperoncino usato, con tutte le facilmente prevedibili conseguenze in un ambiente tanto asfittico. Ore dopo, iniziano a circolare sulle piattaforme social frammenti video e si capisce che l’episodio è figlio dell’intervento di un collettivo britannico, Dje Media, contro una gang di borseggiatori.
Dje Media è una realtà che, come molti altri influencer della sicurezza, è virata dal mostrare scene crude di disagio e degrado urbano a interventi diretti contro presunti criminali. Inizialmente nato come collettivo di “cop auditing”, cioè di riprese di poliziotti in azione e spesso pensate per metterne in luce in modo critico protocolli, atteggiamenti, comportamenti, il collettivo è andato via via modificando la propria mission. Il video è stato ripubblicato anche da Simone Cicalone, in quella che appare una mossa intelligente e strategica utile sia per mostrare quanto la metro sia terra di nessuno sia per rimarcare la differenza contenutistica tra queste realtà e i suoi contenuti ormai decisamente più istituzionali e lontani dalla metro. I ragazzi di Dje Media non sono i primi creator della sicurezza stranieri arrivati a Roma, e la cosa dovrebbe preoccupare. Perché nel mondo angloamericano l’approccio alla creazione dei contenuti e nel rapporto con borseggiatori, truffatori, rapinatori è molto più aggressivo e sovente violento. La rissa, la scazzottata, l’uso di liquidi colorati spruzzati per marchiare i sospetti, spray al peperoncino, sono la quotidianità. La documentazione video è parte residuale e chi guarda i loro contenuti si attende sempre l’escalation. E se Roma viene percepita come una potenziale miniera di contenuti, possiamo essere ben certi di avere un grosso problema, da aggiungere a rapinatori, molestatori, borseggiatori e giocatori di tre carte e campanelle che spennano ai piedi dei monumenti gli incauti turisti. Il vero tema è che un video che sensibilizzi la platea, italiana ed estera, in una città dalla universale vocazione turistica come Roma su quelle che possono essere le insidie è un’idea utile e a suo modo preziosa. Anche perché spesso, possiamo dirlo senza tema di smentite, alcuni turisti quando arrivano a Roma danno quasi l’impressione di essere diventati Alice nel Paese delle meraviglie. Altro a dirsi però se i creator stessi si trasformano in fonte di insicurezza e di potenziale violenza. A Roma d’altronde era già arrivato anche l’americano Tyler Oliveira, altro YouTuber della sicurezza, questa volta americano, celebre per i contenuti borderline e per circondarsi di bodyguard che non vanno troppo per il sottile. A Roma, come recita la descrizione del suo video, è “stato aggredito da venditori abusivi”, durante le riprese di un vlog ai piedi del Colosseo. Nel video, il creator non si era astenuto da atteggiamenti provocatori.
Non molte settimane fa poi un altro creator, Guardian of Rome, di origini iraniane e che ha realizzato alcuni video con Cicalone, ha subito un pesante pestaggio dalle parti della Fontana di Trevi. Inizia quindi a vedersi un pattern, e non uno dei migliori: la crescente aggressività delle gang di borseggiatori e truffatori finisce con l’attirare quegli influencer alla ricerca di contenuti necessariamente forti e sempre in procinto di tracimare nella guerriglia di strada. La questione però non è rinforzare il divieto di riprese nella metro, anche perché molte di queste scene avvengono tra vie, monumenti e piazze. La risposta è far capire e vedere che lo stato c’è.