“Per il caldo servono alberi anche in centro. La Sovrintendenza ci ascolti”. Parla Zanchini

Depavimentazioni, alberi e acqua. La strategia del Campidoglio contro l'afa (che aumenta ogni anno) secondo il direttore dell’ufficio Clima ed ex vicepresidente di Legambiente


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“Roma ha un problema, grande come una casa: su tutte le piazze del centro è la Sovrintendenza ministeriale a decidere. Per combattere il caldo servono alberi anche lì, ma la Sovrintendenza è contraria”. A parlare è Edoardo Zanchini, ex vicepresidente nazionale di Legambiente e direttore dell’Ufficio clima del Campidoglio. “Veniamo accusati di non piantare gli alberi, ma in realtà non possiamo deciderlo. E’ un tema che va aperto a livello italiano: tutti a prescindere da destra o sinistra vorrebbero camminare in piazze o in strade di Roma all’ombra, ma se non si piantano gli alberi l’ombra non ci sarà mai. Capisco che a piazza di Spagna o a piazza Navona gli alberi trasformerebbero luoghi disegnati dalla storia, da grandi architetture e stratificazioni, ma in tanti altre piazze e vie centrali questo impuntarsi non ha senso. Per piazza Sal Silvestro la polemica è durata decenni: è una fornace, alcuni punti raggiungono 70 gradi, non ci si può stare per più di due minuti”.
Lo scorso 2 luglio il Campidoglio ha presentato il piano Caldo: piscine gratuite per gli anziani, tecnostrutture vicino alle stazioni con nebulizzatori, punti acqua e rifugi climatici. In quell’occasione sono stati anche presentati i dati del primo report sulla città del Centro euromediterraneo per i cambiamenti climatici (CMCC). “Purtroppo – dice Zanchini – confermano quello che tutti percepiamo: il caldo è aumentato e colpisce trasversalmente i diversi ambiti che riguardano la città: dall’urbanistica alla mobilità”.
Dal 2022 – dicono i dati, confermati anche da un report analogo pubblicato nei giorni scorsi da Legambiente – la temperatura media è aumentata. Ciascun anno compreso tra il 2022 e il 2025 ha avuto al minimo una temperatura media di un grado maggiore rispetto alla media del trentennio 1990-2020. Anche tutti i sotto indicatori – da quelli su numero di notti torride, sopra i 20 gradi, a quelli sulle giornate tropicali – segnalano questo andamento. “In alcuni casi – afferma Zanchini – il numero di eventi è addirittura triplicato. E la cosa è ovviamente preoccupante”.
E il comune che ha fatto per adattare la città a questa situazione? “Abbiamo piantato decine di migliaia di nuovi alberi e depavimentato, togliendo l’asfalto e sostituendolo con materiali che trattengono meno il calore, circa 45 mila metri quadrati di superficie. Abbiamo trasformato una serie di piazze – penso a piazza Galafati al Pigneto, ma anche l’intervento giubilare su piazza Pia – mettendo a terra materiali drenanti e usando il verde per ombreggiare. Il risultato si vede: queste piazze sono sempre piene perché molto più fresche, con temperature percepite anche di dieci gradi in meno rispetto alla strada accanto. Purtroppo in centro non possiamo intervenire, ma la strategia per combattere il caldo passa da queste direttrici: alberi in grado di ombreggiare e ridurre il calore, irrigazione per impedire che terreni e strade lo trattengano e depavimentazione, perché l’asfalto è veramente uno dei maggiori problemi. In giornate come questa – prosegue il direttore dell’ufficio Clima – può arrivare anche a 60-70 gradi, continuando a rilasciare calore per tutta la notte. Dove non è essenziale, come nelle strade carrabili, deve essere tolto. E’ una delle ragioni per le quali in alcuni quartieri fanno anche fino a 5 gradi in più, rispetto ad aree più verdi”.
Zanchini non ce l’ha solo con la Sovrintendenza statale. Ne ha anche per il ministero dell’Ambiente. “Il piano nazionale di adattamento climatico a oggi non è stato implementato con neppure un provvedimento. Al ministero non esiste nemmeno un direttore generale di riferimento.Per fortuna noi come Roma abbiamo il vantaggio, rispetto agli altri comuni italiani, di essere dentro dei network internazionali, come il C40, che ci consente di lavorare e confrontare pratiche con le altre grandi città di Europa che affrontano questi problemi: da Parigi a Barcellona e Atene”. E qui Zanchini fa alcuni esempi. A Barcellona esiste un unico numero verde per l’emergenza caldo, invece di numeri differenziati tra Protezione civile, Asl e quant’altro. Dovremmo farlo anche noi. Nella città spagnola fornisco direttamente un kit agli anziani soli per potersi mettere in contatto con le strutture sanitarie: è un’idea emulabile”.
Intanto, sempre copiando quanto accade in giro per l’Europa, il Campidoglio, in collaborazione con il Cnr, ha installato dei sensori sui bus dell’Atac. “In questo modo – spiega Zanchini – possiamo misurare le differenze di temperatura tra strade e piazze anche molto vicine, magari perché alcuni tratti sono esposti al sole per più di sette o otto ore al giorno. Questo monitoraggio ci consentirà, con le risorse che non sono mai infinite, di intervenire puntualmente lì dove è più necessario”.
C’è poi la questione condizionatori. In Francia Marine Le Pen li vuole per tutti, la sinistra di Mélenchon è contraria: così si ferma la transizione ecologica. E poco importa che così il caldo tocca solo ai più poveri. Garantire a tutti il condizionatore, secondo il direttore dell’Ufficio clima del comune, non è né di destra, né di sinistra, ma di buon senso. “Gli studi indicano che non è vero che aumentano la temperatura media. Noi abbiamo deciso di installarli in tutti gli uffici e in tutti gli asili nido e le scuole materne ed elementari del comune. Ormai per garantire a fine giugno e dopo la possibilità di lavorare o andare a scuola è necessario che i locali siano climatizzati”.