Carrocci medita ancora. E intanto dà una carezza a Gualtieri

L’ipotesi della lista non è accantonata, ma dopo le sfuriate l’ex ragazzo del Cinema America plaude alla scelta del comune

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“Accogliamo favorevolmente che il Campidoglio abbia chiarito, nell’ambito della presentazione delle norme tecniche di attuazione al piano regolatore, la sua posizione: confermando il vincolo del 70 per cento per il mantenimento della destinazione d’uso socioculturale delle sale ed ex sale cinematografiche della città di Roma”. La disfida di Valerio Carrocci, ex ragazzo del Cinema America, al sindaco Roberto Gualtieri è solo in stand-bye. Di liste, ha detto lui una decina di giorni fa, se ne riparlerà a settembre. Intanto due giorni fa con queste parole tendeva per la prima volta la mano al primo cittadino dem. Una carezza con una rivendicazione di presunta vittoria. Carrocci infatti ringraziava anche l’assessore all’Urbanistica Maurizio Veloccia “per aver riconosciuto che l’accordo di programma siglato da Roma Capitale e Regione Lazio riguardo al cinema Metropolitan non sia un modello culturale da replicare, bensì ‘l’ultima situazione di questo genere’, e per aver inoltre specificato la consapevolezza che quell’operazione non sia altro che una trasformazione in centro commerciale”. Della serie: anche la giunta ha dovuto darmi ragione e bocciare un progetto che pure ha approvato.
Fiducioso nella sua forza mediatica, tra appelli firmati da attori e registi e presentazioni di piazza con Roberto De Niro, Carocci è convinto che anche questa volta tutto andrà come vuole lui. E così detta la linea per rientrare nei ranghi, per accantonare davvero l’idea di una lista anti Gualtieri e, invece, mettere la propria forza al servizio del sindaco: “La strada la stanno indicando Mamdani a New York, che ha stanziato il più grande investimento economico mai avvenuto sulla cultura e Parigi con La Fête de la Musique. Metteremo ancor di più a disposizione il nostro know-how e la nostra esperienza a fianco di chiunque voglia costruire una Roma del futuro sempre più umana”, diceva l’altro giorno.
E però, ormai, Carocci a Palazzo Senatorio è visto come fumo negli occhi. C’è chi è convinto che tutto l’attacco mediatico a Gualtieri sia servito solo a distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica dall’accusa implicita nell’articolo uscito alcune settimane fa su Dagospia che spiegava il suo improvviso silenzio sulla vicenda Metropolitan con l’arrivo di nuovi fondi regionali al suo Cinema in Piazza. Ma è una convinzione debole. E se Carrocci volesse invece davvero fare la sua lista? Non tutti ci credono. Tra gli scettici prevale una riflessione di natura numerica. Questa. Per presentare una lista serve trovare per ogni municipio candidati pari ai due terzi degli eletti e per il comune candidati pari ai due terzi dei membri dell’assemblea capitolina. In pratica, significa circa 36 nomi per il comune e 16 per ciascuno dei 15 municipi. Ci sono davvero così tante persone a sinistra pronte a candidarsi contro Gualtieri? Ma c’è anche chi ha questa ipotesi crede e vede l’operazione Carocci dentro uno schema più amplio. Quello anti campo largo della “Cosa rossa” che spaventa anche a livello nazionale.
Intanto, tra i corridoi di Palazzo Senatorio qualcuno ha cominciato a domandarsi: ma alla fine il famoso ricorso Carocci lo ha presentato? Si tratta della richiesta di sospensiva che andava depositata entro il 6 luglio sulla rigenerazione dell’ex cinema Metropolitan che Carocci annunciò per rispondere per le rime all’articolo di Dagospia.