Cara Arianna Meloni, per vincere le elezioni a Roma non basta dire di voler vincere

Nella splendida cornice del Giardino degli Aranci, delude la proposta di Fratelli d'Italia sulle prossime municipali: mancano dibattito, idee nuove e soprattutto un candidato

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Foto ANSA

E’ certamente vero che, come sosteneva Friedrich W. Nietzsche, ‘il successo non viene solo con la vittoria, ma talvolta anche già col voler vincere’, però il filosofo di Röcken non è mai stato candidato a sindaco di Roma. E probabilmente, si fosse dovuto confrontare con tentacoli di asfalto, traffico e burocrazia che asfissiano una città estesa orizzontalmente come un oceano di incubi, avrebbe proclamato ben più della semplice morte di Dio. Ed è così che, osservando lo svolgersi di ‘Piazza Italia’, l’evento organizzato e tenuto da Fratelli d’Italia nella suggestiva cornice del Giardino degli Aranci, sul Tibet romano, cioè l’Aventino, colpiscono le dichiarazioni della coordinatrice politica del partito di via della Scrofa, Arianna Meloni, la quale sostiene senza giri di parole che “a Roma vogliamo vincere”. Le pronuncia durante il panel “Riscatto Capitale”, al quale partecipano anche Fabio Rampelli, Giovanni Donzelli, Marco Perissa e Paolo Trancassini. In pratica l’unica apertura nella composizione del confronto, fuori dall’orizzonte partitico, è il giornalista chiamato a svolgere il ruolo di moderatore. C’è un po’ di autoreferenzialità sul palco chiamato al riscatto capitolino, niente società civile, nessuna associazione, nemmeno la testimonianza di un cittadino scontento per le file ai servizi anagrafici o di qualcuno invecchiato ad attendere il bus.
A mancare è però, soprattutto, una visione concreta di quale sia la Roma immaginata e, del pari, come concretamente riscattarla. Ed è per questo che il mero proclama di voler vincere non basta a dare sostanza. Anche perché, avete mai conosciuto qualcuno che salito su un palco abbia esclamato a beneficio di platea “vogliamo perdere!”? Quella autoreferenzialità del panel, che inizia in via della Scrofa e finisce in via della Scrofa, è però coerente con la lista di nomi che circolano quali ipotetici candidati, nessuno dei quali, specifichiamolo, ufficiale. Rampelli, Roberta Angelilli, Luciano Ciocchetti. In pratica, una soluzione in house. Si dice che la riserva sarà sciolta dopo l’estate. C’è però un enorme problema in tutta questa farraginosa lentezza. Il riscatto della Capitale, immaginato e declamato dal palchetto aventiniano, deve passare attraverso una narrazione che si faccia portatrice di una propria visione della città e, simmetricamente, di un controcanto rispetto al rullo compressore comunicativo del sindaco Roberto Gualtieri, autentico dominus dello storytelling capitolino. In assenza di un candidato individuato e che sappia convogliare questo progetto di riscatto, le parole vengono portate via dalla brezza azzurrina dell’Aventino. Lo ha capito molto bene il Presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, scivolato all’ultimo posto nella lista di gradimento stilata da Noto Sondaggi per Il Sole 24 Ore. In assenza di un candidato che si faccia portatore di una visione diversa di città, sostiene a ragione Rocca, l’attuale sindaco può mediaticamente e comunicativamente capitalizzare anche decisioni e provvedimenti del governo nazionale e della Regione.
Il ritardo accumulato nell’individuazione del nome da candidare finisce inevitabilmente per riverberarsi, sia pure indirettamente, sul livello nazionale e in maniera assai marcata su quello regionale. L’impressione è che al di là dei proclami il centrodestra e FdI in particolare non smanino davvero per occupare la poltrona di Gualtieri e che ambiscano più che altro a perdere di poco, con dignità, quel tanto che basta per non compromettere anche Regione ed elezioni politiche. Ragionamento che forse ha senso se riferito alle politiche ma che ne ha molto di meno per la Regione, alla luce del rapporto saldissimo tra città e Regione, sia in termini di popolazione ed elettorato, sia per dinamiche connesse ai servizi erogati e ai provvedimenti finanziari e legislativi. La riconferma di Gualtieri rischierebbe così di essere un avviso di sfratto per Rocca.