Roma Capoccia
Ecco l’estate musicale di Santa Cecilia e del teatro dell’Opera
Čajkovskij, Verdi, e la colonna sonora del “Gladiatore” con le musiche composte da Hans Zimmer. Dal 2 luglio alla Basilica di Massenzio e al Circo Massimo
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La Basilica di Massenzio e il Circo Massimo distano tra loro circa un chilometro. Sono questi i due poli dell’estate musicale romana, almeno quella della “classica”. Due grandi monumenti emblematici dell’Urbe, chiamati per ragioni diverse a ospitare i cartelloni estivi dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia e del Teatro dell’Opera. Entrambe le istituzioni rivendicano lo spazio archeologico come strumento per allargare il pubblico. Per Santa Cecilia, in verità, è un ritorno dopo quarantasette anni d’assenza. Tra il 1933 e il 1979 Massenzio ospitò 693 concerti, salvo poi doverli sospendere per problemi di agibilità. Da un certo punto di vista anche il Teatro dell’Opera ritorna al Circo Massimo. Il lirico ne aveva già sfruttato gli ampi spazi nelle estati del 2020 e del 2021, così da garantire il giusto distanziamento del pubblico negli anni del Covid. Oggi vi torna per i lavori di ristrutturazione alle Terme di Caracalla, di cui non è chiaro se potranno concludersi nel giro di un solo anno. Insomma, tra necessità logistiche, scelte commerciali ed evocative, le due istituzioni propongono un cartellone ricco e variegato, che spazia tra classica, musica da film e proposte più pop.
Il primo appuntamento è quello dell’Accademia, che giovedì 2 alle 21, rende omaggio alla Russia di Čajkovskij ma anche di Dostoevskij, delle “notti bianche” di San Pietroburgo, dove il sole sembra non tramontare mai. Protagonisti il direttore austriaco Manfred Honeck e il pianista russo Alexander Malofeev, interpreti del Concerto n. 1 e della Sinfonia n. 5. Qualche giorno dopo, le rovine dell’ultima grande aula civile della Roma antica ospitano i ballerini della Compagnie Käfig, che sfidano la gravità sulle note delle Quattro stagioni di Vivaldi, dando vita a un’esperienza visiva e sonora che abbatte ogni barriera tra generi musicali ed epoche, fondendo barocco e hip hop.
Si parlava di luoghi, storia e scelte evocative. “Il gladiatore”, film di Ridley Scott, fissa la sua narrazione al 180 d.C., alla morte dell’imperatore Marco Aurelio e all’avvento del figlio Commodo. La pellicola vinse cinque premi Oscar, ma non quello per la colonna sonora. Quelle musiche, composte da Hans Zimmer, vengono riproposte dal vivo (venerdì 3 e sabato 4, ore 21, al Circo Massimo), con la contemporanea proiezione del film. Un’operazione suggestiva, che vede protagonista l’Orchestra del Teatro dell’Opera diretta da Ludwig Wicki e la voce solista di Lisa Gerrard, che ne fu coautrice. “Essere qui è meraviglioso, – dice Gerrard al Foglio – pensare che in questi luoghi sono accadute alcune delle cose raccontate nel film mi genera una gioia infinita. Amo Roma e l’Italia in generale, con la sua sconfinata cultura”. La cantante è un personaggio istrionico, capace di inventare un suo personalissimo linguaggio che utilizza anche nel film. Il legame con l’Italia è forte e nasce nel 2005, quando collaborò con Ennio Morricone per la colonna sonora del film ungherese “Fateless”. “Era un gigante dell’arte, un vero e proprio genio, – continua Gerrard – e insieme un uomo di grande umanità e umiltà. Cantare su una delle sue composizioni è stato il privilegio più straordinario”.
A differenza degli altri anni, il cartellone estivo dell’Opera ha un solo titolo operistico, l’Aida di Giuseppe Verdi, nell’allestimento dalle forti suggestioni cinematografiche firmato da Davide Livermore e diretto da Daniele Callegari. Accanto, il consueto galà di Roberto Bolle. A Massenzio, intanto, Santa Cecilia rende omaggio a Verdi con cori, ouverture e ballabili tratti dalle sue opere più celebri. Programmi vasti e variegati, e poco importa se l’acustica non è sempre delle migliori: la magnificenza degli scenari fa il resto. Un incrocio di appuntamenti che lascia affiorare una domanda. Perché non immaginare, un giorno, un cartellone unico?