Roma Capoccia
Franchino er Criminale lascia i social: anatomia di influencer
Alessandro Bologna ha annunciato che gradualmente si ritirerà dalle scene social. Ma più che ritiro per raggiunti limiti, di età o di sopportazione, o pensione, si tratta dell’esasperazione da accerchiamento
11 GIU 26

Screenshot dal suo canale YouTube "Franchino Er Criminale"
Alessandro Bologna, Franchino er Criminale per chi fosse rimasto in coma negli ultimi tre anni, ha annunciato che gradualmente si ritirerà dalle scene social. E l’annuncio, accompagnato dalla limitazione della visibilità dei suoi contenuti passati e da spiegazioni fornite per podcast e in diretta streaming, ha creato un piccolo tsunami virtuale.
Ha altri progetti, certo, la sua attività di ristorazione avviata a Torino, lontano da quella Roma amata e odiata al tempo stesso. Quella Roma che continua ad attrarlo per nuove aperture, in compagnia dell’esperto pizzaiolo Massimiliano Ceccarelli, conosciuto come Max Crunch e che pure, però, rimane un non-luogo ombelicalmente avvitato in sé, tanto da averlo professionalmente spinto a nord. Roma, dove tutto è immobile e dove persino le, tante, attività che hanno beneficiato della enorme esposizione offerta dai video di Franchino si sono dimostrate scarsamente riconoscenti. Non in senso economico, intendiamoci, ma in quello di semplice, metaforica e pur importante pacca sulla spalla. La stessa community che ha costruito, lamenta Franchino, ha perso mordente, soprattutto in un momento delicato in cui il creator si sente sotto assedio.
Perché la frontiera elettronica sa essere un posto orribile. Come nelle ripide salite sui passi montani dello Utah, coi pionieri che presero a mangiarsi tra loro, l’aggressività della comunicazione digitale e le faide, dissing riprendendo il lessico dell’hip hop, riproducono ormai un tasso non meno feroce di cannibalismo. Ci si accapiglia furibondi, ci si minaccia, ci si porta in tribunale, per un panino o per un kebab o per un trancio di pizza. E quindi ne emerge chiaro che una semplice dimostrazione di vicinanza o di prossimità può avere la sua rilevanza. Proprio psicologica. Perché no, non chiamateli solo panini, come prima non erano solo canzonette. Sono nati, grazie anche a Franchino, il “processo di Norimburger”, geniale copy dello streamer Mr. Flame che conduce il podcast “Non è il Cerbero” e il “Foodgate” portato avanti dal Senza Luci, con al posto di Nixon kebabbari e panini scintillanti e vacui come neon di Las Vegas. Franchino, oltre che scopritore di locali orizzontalmente nascosti nel marasma urbanistico di Roma, è stato pure un pugnace nemico dei food blogger e della loro industria raccapricciante di pubblicità occulte e ingannevoli, di marchette pietosamente celate da lacrimevoli recensioni. E queste non sono più facezie. Perché dietro iniziano a celarsi interessi economici, società, spesso labirinticamente intersecate in conglomerati che appaiono più complessi di una holding dubaina. E i consumatori, quelli che banalmente vanno a mangiarsi kebab o panini o pizzette, vengono presi all’amo. Lo fanno spinti dai loro idoli virtuali, ma senza gli Idoru di William Gibson e lo fanno perché polarizzati da faide digitali, da narrazioni sempre più atroci, che appaiono più simili a “I guerrieri della notte” col ketchup al posto del sangue piuttosto che sana imprenditoria dell’alimentazione.
E, come accade a tutti quelli che scoperchiano verminai, anche a Franchino è stato presentato un conto salato. Denunce, cause, ed ebbene sì, nelle aule di giustizia, nelle ordinanze, nelle sentenze, ormai si parla anche il lessico “criminale” dei non ci siamo proprio e dei de laboratorissimo, il peso economico e mentale di dover stare dietro ad elezioni di domicilio, spese di avvocati, ansia. E se già il digitale, professione influencer, macina il cervello e produce strutturali burnout, questo ulteriore aggravio è un peso che fa vacillare. Quindi più che ritiro per raggiunti limiti, di età o di sopportazione, o pensione, si tratta dell’esasperazione da accerchiamento. Magari ci ripenserà, ombre da sconforto passeggero, oppure no e la decisione diventerà irrevocabile. Ad ogni modo, mai darla vinta ai prepotenti, perché come insegnava Seneca “saldo e forte è solo l’albero che subisce il frequente assalto del vento”.