“Mai così tanti alberi a Roma”. Ma quanti sopravvivono?

L’assessora al Verde Sabrina Alfonsi presenta i dati sulle piantumazioni: dal 2021 67 mila alberi in più. Le criticità però non mancano

28 MAG 26
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Roma. Il patrimonio arboreo pubblico di Roma ha superato quota 390 mila. Al 31 dicembre 2025 gli alberi censiti sono esattamente 390.054, con un incremento netto di 37.798 esemplari rispetto ai 315.884 registrati a novembre 2021. Sono i numeri del bilancio arboreo 2021-2025, presentato ieri in commissione Ambiente dall’assessora al Verde Sabrina Alfonsi.
I dati raccontano: 67.640 alberi piantati ex novo, cui si aggiungono 36.372 piante già esistenti, ma mai censite in precedenza – non nuove piantumazioni, chiarisce l’assessora, ma “un perfezionamento della banca dati” che le ha fatte entrare ufficialmente nei registri comunali e nei programmi di manutenzione. Sul fronte opposto, nello stesso periodo, sono stati abbattuti 29.136 alberi e si sono registrati 706 schianti, per un decremento complessivo di 29.842 unità. Il saldo attivo è dunque di 37.798 nuove messe a dimora.
Dei 390 mila alberi censiti, 229.167 si trovano nei parchi e nelle aree verdi, 125mila lungo le strade, 24.943 nelle scuole, 8.195 nei cimiteri, 2.749 nelle case Erp. Le tre specie più diffuse sono il pino domestico (Pinus pinea), il leccio (Quercus ilex) e il platano (Platanus hybrida).
Il verde fruibile pro capite ha raggiunto 17,60 metri quadrati per abitante, un aumento del 4,56 per cento rispetto al 2021. Cinquantanove sono invece gli alberi monumentali distribuiti tra ville storiche e spazi pubblici. Tra le fonti di crescita anche le donazioni: 12.428 alberi piantati da privati, aziende e associazioni nell’arco dei quattro anni. Alfonsi ha anche anticipato i dati parziali del 2026: nei primi sei mesi dell’anno sono già stati piantati 6 mila alberi stradali, a cui si aggiungono “molti di più in ambito forestale nell’ambito del Pnrr”. Per la prossima stagione agronomica sono previsti altri 2.510 alberi nei 100 parchi cittadini – “il doppio di tutti gli alberi dei lungoteveri”, ha detto l'assessora –. La logica è anche generazionale: “Se vogliamo garantire a tutte le generazioni di avere la stessa quantità di alberi non possiamo avere solo alberi vecchi. Un patrimonio composto da esemplari di diverse età è l’unico che garantisca continuità nell’ombreggiamento urbano”.
Tra le associazione che hanno aiutato nel piantumare nuove piante c’è Daje de alberi, fondata alcuni anni fa da Lorenzo Cioce. Dal 2021 ha aiutato comitati, cittadini e commercianti a piantare 487 alberi e a “salvarne” circa 3 mila attraverso interventi diretti, segnalazioni e interlocuzione con il comune. Alcuni giorni fa è stata premiata dall’Italia Green film festival per l’impegno ambientale.
Chi ci lavora ha un giudizio più sfumato su quanto accaduto in questi anni, anche se non ultra critico come quello di tanti comitati di quartiere. Dice al Foglio Lorenzo Di Cioce: “Erano trent’anni che non si investiva così tanto sul patrimonio arboreo della città. E questo è senz'altro un bene”.
I dati presentati però non indicano la percentuale di sopravvivenza delle nuove piantumazioni. E questo è il tema più spinoso, quello sul quale si concentra la critica più diffusa tra le associazioni di quartiere, che sui social network pubblicano regolarmente fotografie dei “moncherini” degli alberelli piantati da pochi mesi e già secchi lungo i marciapiedi. Come evitarlo?
Per Di Cioce la soluzione non è solo piantare di più, ma controllare meglio. “Non può essere lasciato tutto ai dirigenti che fanno un controllo puramente burocratico sugli appalti. E’ necessario istituire la figura dell’arboricoltore urbano: uno per municipio, con le competenze scientifiche necessarie per monitorare realmente lo stato di salute di tutte le nuove piantumazioni”. Questa figura servirebbe anche a responsabilizzare le ditte appaltatrici. “Una percentuale di insuccesso intorno al 10 per cento è fisiologica”, spiega ancora il fondatore di Daje de alberi. “Ma se si supera quella soglia bisogna avere gli strumenti per escludere chi ha lavorato male dalle gare per almeno cinque anni”.
C’è poi una questione tecnica concreta: le griglie in metallo posizionate alla base dei nuovi alberi stradali. Elementi nati per proteggere il terreno dal calpestio, ma che nella pratica rischiano di fare più danni che benefici. “Compattando l’apparato radicale mettono l'albero in sofferenza e spingono le radici verso l’esterno, facendo spaccare i marciapiedi. Due danni in uno: l’albero rischia di non sopravvivere e il marciapiede viene comunque danneggiato. Il tutto pagando per ciascuna di queste griglie anche cinquecento euro”, dice Di Cioce. Alcuni municipi, dopo le segnalazioni dell’associazione, hanno smesso di utilizzarle. Ma la pratica non è scomparsa, come testimoniano glio alberi in via XX Settembre e a piazza Orazio Giustiniani a Testaccio.
Il bilancio insomma sarà pure positivo, ma è indubbiamente incompleto. Quello che ancora manca è la capacità di sapere – con numeri pubblici e verificabili – quanti degli alberi appena piantumati sono ancora in piedi due o tre anni dopo essere stati piantati. E’ lì che si misura la differenza tra una città che investe nel verde e una che si limita a contarlo.