Non è facile curare l’erba del campo largo, in questo aprile crudele non soltanto per le intemperie: se infatti il M5s si è mostrato possibilista rispetto al cantiere dell’alleanza con il Pd per la corsa al bis del sindaco dem Roberto Gualtieri, corsa lungo il cui percorso, però, i Cinque Stelle piazzano ben 15 paletti, usciti dall’assemblea del Movimento di sabato scorso, con l’ex premier Giuseppe Conte a prendere gli applausi, ma con la fronda dell’ex sindaca Virginia Raggi all’orizzonte. Fa fede un un “questionario” sulle “esigenze percepite” dai territori, una sorta di base per il programma elettorale del 2027. Al cospetto di Conte e di Paola Taverna, infatti, si comincia a prendere le misure all’alleanza possibile. Condizione: le forze che si candidano a sostenere Roberto Gualtieri nel 2027 dovranno aderire ai 15 suddetti punti programmatici scaturiti dalle viscere del M5s, tra cui il no alla cementificazione e alle compensazioni urbanistiche e il focus su cura del verde, partecipazione dal basso, diritto alla casa e alla sicurezza. Che cosa dicono i militanti? Si capirà via via, intanto però il percorso è tracciato, ma gli applausi per Conte non riescono a celare il malcontento dei grillini puristi locali d’antan, quelli nostalgici di Raggi e del M5s prima maniera. E se Conte temporeggia (“il campo largo per noi è delimitato dal programma”, dice, “e quindi da quelli che sono i bisogni dei cittadini di Roma, che deve diventare sempre più sicura, decorosa, meno iniqua e con il diritto alla casa”), spostando la costruzione del “perimetro di forze progressiste” alla definizione della futura piattaforma, in attesa del voto degli iscritti ci si interroga: il Movimento cederà su qualcosa? Resta infatti sul campo la questione del termovalorizzatore voluto fortemente dal sindaco. Ma ultimamente si accarezza la linea del compromesso (le decisioni passate, e complicate da smontare, restano in piedi, è il concetto, anche se con bilanciamento in altri settori). Ma non solo nel M5s ci si interroga. Anche all’interno del Pd locale si comincia infatti a riflettere: fare un’alleanza con il M5s, infatti, potrebbe anche comportare, in potenza, il sacrificio di qualche nome in lizza, tallonato dai nomi “nuovi”. E dunque si vorrebbe essere, sì, testardamente unitari, ma magari non ci si vede, in prospettiva, altrettanto testardamente eletti.