I poteri di Roma capitale
Raggi oltre Conte (nel giorno di Draghi)
Forza Italia non vuole che Raggi faccia "passerelle in Parlamento", la Lega attribuisce lo slittamento alla crisi di governo

“Questa è la capitale di tutti gli italiani, la riforma dei poteri è fondamentale”, ha detto ieri il sindaco Virginia Raggi al Messaggero, durante un forum per i 150 anni di Roma Capitale. E ha fatto appello al governo “che verrà”, presentando il tema come tema unitario, di tutti e non “dei partiti in cerca di visibilità”. Antefatto: da circa un anno in Parlamento è fermo un ddl costituzionale sui poteri di Roma a prima firma M5s. Raggi dice: non siamo gli unici ad averlo firmato, anzi. Altro antefatto: a fine 2020, si era registrata la convergenza di Raggi e Giorgia Meloni sul tema, tanto che la presidente di Fratelli d’Italia aveva scritto al sindaco una lettera in cui “confermava” la disponibilità “a collaborare e a offrire un contributo per il bene di Roma Capitale e dei romani”. E però segnalava “l’estremo ritardo” con il quale si arrivava “a proporre l’istituzione di un tavolo di confronto sui poteri speciali e le risorse”.
Il sindaco aveva allora recapitato un’accusa velata al governo Conte: “Nel 2020 nessun provvedimento speciale per Roma, per quanto fosse stato chiesto e presentato come necessario. E la Legge di Bilancio non ha visto al suo interno precisi impegni”. Si è arrivati così all’oggi, cioè a due giorni fa, e alla data in cui si sarebbe dovuta svolgere la prima seduta sul tema dei poteri e delle risorse in commissione Affari Costituzionali della Camera. E però la seduta è saltata, per veto di Forza Italia, con la motivazione che far andare in Parlamento, a fine mandato, la prima cittadina che è anche in corsa per il bis, sarebbe stata soltanto “una passerella”, buona per nascondere i problemi irrisolti. A quel punto il M5s ha gridato al “colpo di mano”, mentre la Lega ha attribuito lo slittamento della seduta alla concomitanza avversa (crisi di governo). Ma Raggi è parsa decisa a girarla a proprio vantaggio, la concomitanza avversa, se è vero che, nel giorno di Mario Draghi, si è lanciata in un “sto lavorando sui temi”.
Di più su questi argomenti:
Marianna Rizzini è nata e cresciuta a Roma, tra il liceo Visconti e l'Università La Sapienza, assorbendo forse i tic di entrambi gli ambienti, ma più del Visconti che della Sapienza. Per fortuna l'hanno spedita per tempo a Milano, anche se poi è tornata indietro. Lavora al Foglio dai primi anni del Millennio e scrive per lo più ritratti di personaggi politici o articoli su sinistre sinistrate, Cinque Stelle e populisti del web, ma può capitare la paginata che non ti aspetti (strani individui, perfetti sconosciuti, storie improbabili, robot, film, cartoni animati). E' nata in una famiglia pazza, ma con il senno di poi neanche tanto. Vive a Trastevere, è mamma di Tea, esce volentieri, non è un asso dei fornelli.
