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L'Angelo Mai, una magnifica discarica nel cuore di Monti

E' un gioiello e doveva essere una scuola. E invece l'edificio è l'imbuto dell'incompetenza al potere in città

9 Settembre 2018 alle 06:00

L'Angelo Mai, una magnifica discarica nel cuore di Monti

Un'immagine dell'Angelo Mai (foto Massimo Solani)

Roma. “Si chiama Angelo Mai, quando devono farlo? Mica si chiama Angelo Domani, o Angelo Fraunanno. Angelo Mai. Mai, appunto”. Definitiva, la sentenza di uno storico ristoratore di via dei Capocci cala come un pronunciamento della Cassazione sul destino della scuola che c’era e non c’è più, ci dovrebbe essere e non c’è ancora. L’Angelo Mai, appunto. Ma non quello dell’omonimo laboratorio artistico e culturale “occupato” che da più di dieci anni è sotto minaccia di sfratto anima l’ex bocciofila di Parco San Sebastiano. Quello del complesso fra via Clementina e via degli Zingari, nel cuore della Suburra del Rione Monti, dedicato al cardinale archivista della Biblioteca Vaticana che all’inizio del diciannovesimo secolo riportò alla luce ampi frammenti del “De Republica” di Cicerone. “Italo ardito, a che giammai non posi di svegliar dalle tombe i nostri padri?” gli scrisse Giacomo Leopardi in una delle sue Canzoni Civili.

 

In questo istituto, fino al 2002, aveva sede la scuola dei Fratelli La Salle ma scaduta la convenzione rimase abbandonato fino all’occupazione da cui nacque il collettivo di artisti che, dopo lo sgombero dell’ottobre 2006 voluto dall’allora sindaco Walter Veltroni, fu trasferito nell’era delle Terme di Caracalla per l’occasione ristrutturata a spese del Comune di Roma con un conto da 400 mila euro. L’Angelo Mai, infatti, nelle intenzioni del Campidoglio avrebbe dovuto ospitare la scuola media “Visconti” che oggi ha sede in via IV Novembre nell’ex palazzo nobiliare Tiberi, espropriato nel 1888 perché diventasse una scuola elementare. Il Viscontino, come lo conoscono i romani, con vista sui Fori Imperiali. Una storia decennale di braccio di ferro fra la dirigenza dell’istituto, che rifiuta il trasloco, e il Comune che ritiene invece la sede di via IV Novembre non più a norma e per questo inadatta alle esigenze di una scuola elementare. Proprio per “sopperire ad esigenze di carattere scolastico” e riunire in un unico plesso più sedi distaccate, nel novembre del 2004, il Campidoglio siglò un accordo di permuta con l’Agenzia del Demanio per incamerare il complesso dell’Angelo Mai cedendo in cambio uno stabile in via Giulia. Il problema, però, è che quattordici anni di distanza da quella permuta l’Angelo Mai oggi è un rudere, un buco nero nel cuore della movida di Monti fra bed and breakfast e locali. Lo sanno bene i residenti che da anni protestano contro il degrado di quest’area, contro l’abbandono e l’incuria che hanno trasformato un gioiello in una discarica a cielo aperto e nell’asilo improvvisato di sbandati e senza tetto a caccia di un riparo dove trascorrere le notti.

 

“Questo è lo schifo con cui siamo costretti a convivere da non so più quanto tempo”, ci dice Donato Attubato, uno dei residenti che dopo anni di battaglie con i comitati di quartiere si è organizzato assieme ad altri vicini di casa e dopo essersi armati di ramazze e pale si sono messi a pulire autonomamente una parte dell’area, quella sull’ingresso carrabile di via Clementina. “Qua accanto c’è una ex centrale dell’Acea dismessa da decenni e piena di ethernit – spiega – mentre l’Angelo Mai è così come lo vedete: cade a pezzi, c’è immondizia ovunque e oltre a pulire da soli quello che altrimenti resterebbe sotto le nostre finestre siamo costretti a chiamare i carabinieri di continuo per segnalare persone che di notte superano i cancelli e si infilano nel complesso. Forse per rubare, forse per dormire…”. Lo spettacolo è disarmante: la struttura cade a pezzi, il cortile interno e le logge sono una discarica di immondizia e detriti, il giardino una giungla in cui mettere piede è impossibile. Eppure, ed è forse l’aspetto che fa ancora più rabbia, in questi anni qualcosa si è mosso e tanti soldi sono stati già spesi per ritrovarsi oggi a questo punto. Nel 2005, infatti, il Comune varò un primo lotto di lavori di consolidamento dell’edificio per complessivi 3,1 milioni di euro. Lavori terminati nel 2009 di cui si fatica a vedere ancora gli effetti nelle stanze con affaccio su via degli Zingari. Unico segno visibile, quasi un ossimoro, gli impianti di condizionamento già montati. Nel 2009 e nel 2010 è stato deciso poi l’avvio dei successivi due lotti di lavori per il completamento della ristrutturazione, Ma se i primi interventi sono stati eseguiti per una spesa di 1,8 milioni, i successivi 5,1 milioni sono rimasti impigliati per anni nelle maglie del Patto di Stabilità.

 

E lì, la storia dell’Angelo Mai ha cominciato a camminare all’indietro e il tempo e l’incuria si sono ripresi quello che i restauri gli avevano tolto. Ma una speranza ancora c’è. A tenerla viva, fra i pochi che ci credono ancora, è la presidente della Commissione Bilancio del I Municipio Nathalie Naim che in questi anni si è battuta come un leone. “Con insistenza e testardaggine – dice – siamo riusciti a muovere le cose”. Alla fine del 2017, infatti, il Comune è riuscito a bandire la gara d’appalto per affidare l’esecuzione dell’ultima tranche di lavori ed entro la fine di marzo sono arrivate le offerte delle ditte che hanno partecipato. E qui, però, la situazione si è bloccata di nuovo. Per problemi di spazio, incredibile, e di personale. Le ditte che si sono presentate per la gara d’appalto, infatti, hanno inviato al Comune non solo la parte progettuale ed economica dell’offerta, ma anche quella materiale: ossia interi scatoloni (ci sono addirittura lavatrici) che gli uffici del Campidoglio per settimane non sono stati in grado di “parcheggiare” in alcun magazzino conservandoli alla meno peggio con più di un problema logistico e burocratico. Trovato lo spazio, un nuovo impiccio: il Comune, infatti, non è ancora stato in grado di comporre la commissione che dovrà esaminare le offerte e assegnare i lavori visto che ogni professionista scelto dall’apposito albo si è prontamente defilata.

 

Certo non aiuta il fatto che dall’aprile scorso, su nomina della sindaca Raggi, direttore ad interim della Direzione Acquisiti di beni e servizi della Centrale Unica di Committenza è Ernesto Cunto che svolge l’incarico due giorni alla settimana essendo contemporaneamente anche dirigente al dipartimento sviluppo infrastrutture e manutenzione urbana del Comune di Roma. Di sicuro le offerte presentate, salvo proroghe, sono valide 180 giorni e alla fine di settembre potrebbero non essere più valide. “Però proprio nei giorni scorsi sono tornata a sollecitare gli uffici competenti del Campidoglio – prosegue Naim – e mi è stato assicurato che il problema verrà risolto quanto prima. Non ci arrendiamo”.

 

Ma l’ottimismo fa a pugni con la desolazione attuale dell’Angelo Mai. Con una struttura che cade a pezzi e l’abbandono che sembra divorare l’intero complesso. Anche quella parte che non sarà interessata dai lavori di restauro e che resterà lì, pericolosamente arresa al disfacimento del tempo che passa, accanto alle aule dove studieranno i bambini e al giardino dove faranno ricreazione. Come la splendida cappella a pian terreno dove gli affreschi sono ormai per buona parte crollati a terra e le volte hanno ceduto. Gli ultimi lavori infatti, se e quando mai partiranno, non la riguarderanno.

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