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Alle primarie romane del Pd perde il Pd. Casu: “Il modello è il centrosinistra”

Vincono Giovanni Caudo a Montesacro e Amedeo Ciaccheri alla Garbatella. Ma c'è chi attacca la strategia dell'isolamento di Orfini: “Ha perso tutto il Pd, e fortunatamente erano solo le primarie”

3 Maggio 2018 alle 14:47

Alle primarie del Pd perde il Pd. Casu: “Il modello è il centrosinistra”

Matteo Orfini (foto LaPresse)

Roma. Alla fine, del merito del voto si è discusso assai poco. Le primarie del centrosinistra nel III e nell’VIII municipio, domenica scorsa, e il loro risultato, si sono trasformate in una sorta di piccolo regolamento dei conti nel Pd romano. E infatti Marco Miccoli, che del partito cittadino è già stato segretario, per poi finire in minoranza, l’esito della consultazione l’ha subito spiegata così: “La novità è la definitiva archiviazione della linea dell’isolamento, tanto cara al presidente Matteo Orfini. Il vero sconfitto è lui”. Quasi, insomma, che la designazione dei candidati pd per le elezioni del 10 giugno prossimo fosse un dettaglio. Per la cronaca, a proposito: a vincere sono stati Giovanni Caudo a Montesacro e Amedeo Ciaccheri alla Garbatella. Saranno loro, dunque, gli aspiranti minisindaci nei due municipi lasciati senza una guida dal M5s. In comune, Caudo e Ciaccheri, hanno in verità ben poco: diversi per curriculum, per età, per toni e atteggiamenti, perfino per fisiognomica.

 

Catanese di origine ma romano d’adozione, cinquantatré anni, Caudo è urbanista e docente universitario, ma in città lo si ricorda soprattutto come assessore della giunta Marino, quella caduta nello studio del notaio Claudio Togna. E non a caso, la sua vittoria netta – 57 per cento contro 43 – ai danni di Paola Ilari, segretaria territoriale sostenuta in campagna elettorale dai vertici del partito, da Orfini a Maurizio Martina, è stata vista da molti come una piccola vendetta, o quantomeno una rivincita, da parte dell’ex sindaco marziano. Che, guarda caso, non ha perso l’occasione, nell’esultare, per togliersi qualche sassolino dalla scarpa: “Grande Giovanni. Ancora una volta quando si esce dalle stanze dei capibastone si vince, è la democrazia!”. Ciaccheri ha invece 29 anni, ed è attivissimo, da tempo, in vari collettivi e comitati che gravitano intorno all’orbita che fu di Sel; insegna anche lui, ma nella scuola popolare Piero Bruno, nel cuore della Garbatella rossa. Domenica ha sconfitto, con oltre il 60 per cento, Enzo Foschi, vicesegretario regionale e pezzo da novanta del Pd laziale.

 

E insomma Caudo e Ciaccheri, così distanti a prima vista, condividono entrambi, per motivi diversi, l’appartenenza a quell’ala un po’ ribelle del partito, di chi si dice di sinistra ma lo dice predicando la ricostruzione di un centrosinistra ampio, di chi insomma ha sopportato con malcelato malessere l’affermarsi del renzismo nella Capitale e ora si riconosce nel cosiddetto modello Zingaretti. E infatti Massimiliano Smeriglio, che del governatore è braccio destro, in regione, pur essendo politicamente alla sua sinistra, i due vincitori li ha definiti “due irregolari”. E allora ci sta che la loro vittoria ingeneri polemiche, specie nelle file della maggioranza renziana. Riccardo Corbucci, per dire, non sembra averla presa bene, e ha criticato le divisioni interne. “Ha perso tutto il Pd, e fortunatamente erano solo le primarie”, ha scritto commentando l’esito delle consultazioni di domenica. E ha aggiunto, con una discreta dose di veleno: “Il 10 giugno ci saranno le elezioni vere e per vincere non basterà convincere un migliaio di amici”.

 

Chi si sforza di tenere uniti i ranghi è ovviamente Andrea Casu. Il segretario romano dice che “il partito ha comunque vinto”. Se non altro, “per la scelta, sacrosanta, di far scegliere ai circoli del territorio due ottimi candidati come la Ilari e Foschi”. E quando gli si fa notare che è proprio il prestigio dei due portacolori democratici a rendere ancora più clamorosa la loro sconfitta, non ci sta: “L’esito del voto ci interroga, certo, sulle nostre scelte. Ma al contempo ci dà la certezza che qui a Roma abbiamo fatto bene a scegliere le primarie aperte di coalizione, un modello di centrosinistra ampio in cui il Pd, rifiutando qualsiasi vocazione isolazionista, faccia da perno”. Insomma una strategia che, almeno in parte, contraddice l’andazzo del Pd a livello nazionale. E certo, le tensioni ci sono senz’altro. Ma Casu rivendica con orgoglio la diversità del Pd: “Il M5s ha scelto il suo candidato per l’VIII municipio con l’alzata di mano di 19 attivisti. Il centrodestra comunicherà i suoi rappresentanti la sera stessa in cui si chiudono le liste, al termine di una riunione a porte chiuse”. Difficile, su questo, dargli torto.

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