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Rathenau Walther

Alle dieci in punto la vettura si fermò davanti alla nobile casa silenziosa dell’uomo solitario che governava il Reich. La casa sorgeva a Grunewald ed era stata costruita da lui stesso che ne aveva disegnato ogni profilo di finestra e scelto il colore di ogni tendina, tutto nello stile di Weimar. Quando, pochi istanti dopo, egli comparve nella porta assai stretta, alto, ancora snello, con capelli e baffi grigi (si avvicinava alla sessantina) aveva un aspetto severo. Da cinque mesi teneva in mano le redini, ché nessuno era capace di andare avanti.

30 Novembre 1999 alle 00:00

Alle dieci in punto la vettura si fermò davanti alla nobile casa silenziosa dell’uomo solitario che governava il Reich. La casa sorgeva a Grunewald ed era stata costruita da lui stesso che ne aveva disegnato ogni profilo di finestra e scelto il colore di ogni tendina, tutto nello stile di Weimar. Quando, pochi istanti dopo, egli comparve nella porta assai stretta, alto, ancora snello, con capelli e baffi grigi (si avvicinava alla sessantina) aveva un aspetto severo. Da cinque mesi teneva in mano le redini, ché nessuno era capace di andare avanti. Si trovava al culmine della sua vita e siccome amava il potere più del denaro, e la gloria più dell’uno e dell’altro, certamente aveva soppesato la possibilità di morire improvvisamente a quell’altezza e non l’aveva respinta. In seguito il capo della polizia mi raccontò che Rathenau aveva rifiutato ogni sorveglianza. Due minuti dopo ch’egli vi era salito, alla prima curva, in un punto quasi deserto, la vettura aperta si trovò arrestata da due macchine pure aperte, una delle quali si avvicinò a distanza minima. Un uomo sparò, mentre un secondo gettava una bomba. Rathenau fece in tempo a vedere ciò che accadeva: balzò in piedi, ma subito ricadde. Gli assassini erano fuggiti. Era il 24 giugno 1922. Qualche mese dopo lo avrebbero certamente fatto cadere e la sua gloria nella storia tedesca sarebbe svanita come se egli fosse stato uno dei duecento ministri che hanno governato la Repubblica tedesca. Se lo spirito in cui egli credeva aleggiava allora intorno a lui, forse l’avrebbero visto sorridere. Walther Rathenau fu l’unico uomo geniale portato al potere dalla Repubblica tedesca in quattordici anni; fu anzi uno dei tre tedeschi che abbiano osato governare in Germania secondo lo spirito, uno dei tre figli di famiglie borghesi che tentarono di risolvere in Germania il vecchio contrasto tra potenza e spirito: Goethe che sacrificò a uno staterello dieci anni di produttività preziosa, per dare a se stesso e ai tedeschi un esempio; Humboldt che tentò dieci mesi con la Prussia; ora quell’ebreo e filosofo, industriale e in fondo socialista, che non aveva mai seduto in un Parlamento, che sino alla Guerra mondiale non era mai entrato in un ministero, che praticamente non apparteneva a nessun partito e di cui tutti i partiti diffidavano poiché egli era ricco, indipendente e nello stesso tempo spiritualmente superiore a tutti.

Rathenau non aveva amici. Nessuno, nemmeno gli ebrei in quanto gruppo, lo sosteneva; nel suo intimo egli non aveva nulla in comune con loro, ma durante tutta la vita si rifiutò di aprirsi mediante il battesimo una strada che gli si era già aperta sotto il Kaiser. Era orgoglioso di natura, aveva l’aspetto di un arabo di razza e, in mezzo alle miserabili lotte dei partiti, era un perfetto cosmopolita nel cuore della Germania. Il suo destino era di essere nato tedesco e la sua maggior debolezza di amare i tedeschi. Ne era realmente innamorato, specialmente dei prussiani, il cui essere freddo e antimusico egli, musicista che suonava Bach, pure scorgeva. Questa debolezza per i tedeschi, che ha fatto tanto male agli ebrei, impedì perfino a questo, che pure era il più intelligente fra gli ebrei tedeschi, di capire che i tedeschi non sopportano assolutamente nessun orientale alla loro testa. I tre giovani che uccisero Rathenau in quell’ora del mattino, non erano soltanto i primi nazisti; erano il popolo tedesco e nessuna cerimonia funebre, nessun necrologio da parte del governo, nessuna legge per la difesa della Repubblica, come quella che fu emanata subito dopo, fu in grado di cancellare la nostra impressione di testimoni oculari che nella sua maggioranza il popolo tedesco traesse un sospiro di sollievo quando fu ucciso l’ebreo Rathenau, proprio come quindici anni dopo respirò vedendo la Repubblica crollare sotto gli spari dei nazisti. Quando Thomas Edison fra l’80 e il ’90 visitò a Berlino la Cge, il vecchio Rathenau gli presentò i suoi due figli; l’americano si accostò al figlio minore, sedicenne, lo fissò col suo occhio regale e poi disse al padre: “Questo un giorno sarà un uomo!”. Nel suo violento orgoglio, il ricco erede si rese completamente indipendente, studiò fisica, prese un’occupazione e soltanto una ventina d’anni dopo successe al padre nella direzione di quella che era la maggiore impresa tecnica della Germania. Con quel padre aperto e realistico egli era in buone relazioni e tenne caro il suo esempio anche dopo la morte di lui; si può anzi dire che il padre rimase l’unico modello di quell’uomo solitario. Ho conosciuto pochissime persone così profondamente animate dallo spirito cristiano e nessuna che parlasse il tedesco come lui.

Quando, in rare serate, avevo la fortuna di stare con lui da solo a solo o con una terza persona, a volte, per minuti e minuti, non ascoltavo ciò che egli diceva: ascoltavo soltanto come parlava. Oltre a questo, il suo sapere era così vasto che sarebbe il caso di richiamarsi a Humboldt se una simile cultura universale fosse ancora possibile, ai nostri giorni. Poiché sono pochissime le persone che proprio in un uomo di valore riconoscono come motivo dell’azione l’orgoglio, mentre la maggior parte gli riconosce la vanità, tutti quelli che conoscevano Rathenau lo dichiaravano un vanesio. Quando nei primi giorni dell’agosto 1914 il ministro della Guerra si accorse che l’esercito e con esso il popolo tedesco non disponevano di materie prime e che una preparazione quarantennale della guerra aveva semplicemente trascurato questo punto, chiamò Rathenau nel suo ufficio e gli assegnò il compito vaghissimo di reperire e accumulare materie prime. Rathenau ha descritto in modo estremamente poetico quelle prime ore. Ma già allora lo Stato prussiano tremava di sdegno sotto il passo di un ebreo, ed egli dopo un anno fu estromesso con ridicole cortesie.

Quando gli ammiragli tedeschi promisero al popolo la vittoria coi sottomarini, Rathenau intervenne una seconda volta. Andò dall’onnipotente generale Ludendorff, gli spiegò le sue cifre e quelle del nemico e gli dimostrò la rovina inevitabile. Ludendorff seguì l’esposizione, non poté controbattere niente e disse: “Il mio sentimento parla contro i suoi numeri”. Quando i generali prussiani cominciano ad avere sentimenti, succede sempre una disgrazia. Quando poi sopraggiunse il crollo e il Kaiser e Ludendorff fuggirono, quando i generali si rintanarono come topi e i tenenti si facevano togliere le spalline sui tram sotto i nostri occhi, due ufficiali di Marina (due: Weniger e Zenker) si presentarono davanti alla bandiera del Reich e si fecero uccidere nel porto di Kiel, in nome di centomila, per una tradizione di secoli, per tutti i privilegi e giuramenti. Un vecchio generale si uccise davanti al monumento di Bismarck a Goslar. Accanto a questi tre tedeschi, due ebrei: Ballin, che si uccise il 9 novembre, e Rathenau, che il 5 gridò pubblicamente la leva in massa. Quando egli, che era ricco, chiese la nazionalizzazione che un tempo aveva chiesto nei suoi libri di filosofia politica, si attirò l’odio degli Stinnes e consorti, i quali pensavano di procurarsi nuovi milioni con la rovina nazionale. E non fu egli che, in mezzo a una miserabile generazione di segretari di partito che si facevano chiamare eccellenze, non fu egli l’unico tedesco che conoscesse l’economia mondiale? Dopo che per due anni non si era ottenuto nulla dall’ex nemico, Rathenau andò a trattare per la prima volta per il popolo tedesco e con Loucheur gettò in ventiquattr’ore le basi di un accordo ragionevole. Quando quella sera comparve nella casa del nostro editore Fischer, era ringiovanito e come più fresco: tornava vincitore della sua innamorata, la potenza. Questo successo finì di ribellargli contro gli amici, la stampa e anche la popolazione. Si scriveva, come se fosse stata una vergogna, che sua sorella, moglie di un banchiere senza nome, aveva sposato l’ebreo Trotzkij.

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