cerca

Bianca Jagger

Già la ricerca telefonica è un’impresa letteraria. Risponde sempre la stessa voce, rauca, stizzosa, secca. Una riedizione di Bette Davis. O forse si è solo appena svegliata, certo è che tossisce come se sputasse il cuore nella cornetta. E’ la tosse di una vera fumatrice, sarà l’ultimo esemplare rimasto a Manhattan. Mrs Jagger non c’è, si trova nella Repubblica Ceca, almeno fino all’ora di colazione, perché la sera sarà già a Parigi all’Hotel Costes a festeggiare il suo compleanno; al mattino seguente farà tappa a Londra a salutare un’amica e in serata partirà per New York, ma solo una notte perché il giorno seguente va al matrimonio di sua nipote a Miami.

30 Novembre 1999 alle 00:00

Dal Foglio del 20 agosto 2000

Già la ricerca telefonica è un’impresa letteraria. Risponde sempre la stessa voce, rauca, stizzosa, secca. Una riedizione di Bette Davis. O forse si è solo appena svegliata, certo è che tossisce come se sputasse il cuore nella cornetta. E’ la tosse di una vera fumatrice, sarà l’ultimo esemplare rimasto a Manhattan. Mrs Jagger non c’è, si trova nella Repubblica Ceca, almeno fino all’ora di colazione, perché la sera sarà già a Parigi all’Hotel Costes a festeggiare il suo compleanno; al mattino seguente farà tappa a Londra a salutare un’amica e in serata partirà per New York, ma solo una notte perché il giorno seguente va al matrimonio di sua nipote a Miami. A sera però trovare Mrs Jagger a Parigi non è così difficile: risponde direttamente lei al telefono con quel tono basso, lento, sicuro e altezzoso che non viene spontaneo, è sempre il frutto dell’esercitazione di una vita. In questo caso un cocktail tra la Garbo, la regina Elisabetta e una hacendera che gira col frustino in mano.

“Non ti preoccupare darling, ho deciso di fare un salto a Roma domani mattina, così pranziamo insieme”. Darling è un intercalare che la signora usa come un tormentone, l’appendice ideale della sua voce. Tutti i destinatari sono autorizzati a sperare, gli scettici sanno che il più delle volte è perché non si ricorda il nome dell’interlocutore.
Bianca Jagger arriva a Ciampino con un volo militare. Veste di bianco e appartiene a quella categoria di donne che sono bellissime sempre, e che comunque “don’t care about”, non si occupano più di tanto del proprio aspetto. Lei è così, un’icona di bellezza, eleganza e stile, più un po’ di stregoneria sudamericana. I grandi della moda hanno disegnato collezioni ispirandosi al suo sguardo, gli omosessuali famosi hanno perso la testa per quella parte androgina che lei ancora agita come una sciabola, sciupata, ma non intaccata, con un perenne fumetto sulla testa che dice: ormai gli uomini non mi interessano più.

Racconta che non indossa più i vestiti che le hanno regalato Balenciaga, Saint Laurent e Dior, non sa nemmeno dove li ha messi, al pari dei quadri di Andy Warhol, del quale fu musa e accompagnatrice ai tempi dello Studio 54. “Sono un mostro, darling”. Il suo sguardo spegnerebbe l’arancione più acceso e il rosso più sfacciato. Le fa male un orecchino, se lo toglie, tre enormi brillanti a goccia racchiudono una perla grigia naturale. E’ fragile, magra, piccola. Attacca a parlare di pena di morte, una delle sue battaglie storiche, da quando ha sostituito almeno in parte la mondanità con l’impegno sociale. L’ultima esecuzione in Texas l’ha sconvolta, si è ricordata delle notti passate con una condannata divenuta famosa per qualche ora prima di andare a morte, Carla Tucker, ha appena scritto l’ennesima lettera al governatore George W. Bush, trema alla sola idea che possa diventare presidente alle prossime elezioni di novembre, anche se ha appena scoperto che anche Bill Clinton, da governatore dell’Arkansas, firmava esecuzioni senza battere ciglio, compresa quella di un ragazzo minorato.

“I condannati a morte sono quasi tutti minorenni, disturbati di mente, poveri, neri, ispanici. Ti rendi conto, darling?”. Il suo volto è trasfigurato dalla pena, ma anche dalla delusione, dalla stizza che il mondo non sia come Bianca Jagger vorrebbe che fosse. E’ fatta così: se sente una cosa che le pare banale, lo dice; se le sembra sbagliata, corregge il malcapitato come una maestrina dalla penna rossa; se si sente offesa si vendica, e chi provi a prenderla in giro corre seri rischi. La sua vita è stata tutta così, un calcolo ingegneristico, una determinazione spietata per ottenere quello che vuole. Da quando giovanissima riuscì a farsi sposare da Mick Jagger, che allora era il divino Mick Jagger, con tutti i crismi dell’ufficialità, a partire dalla cerimonia benedetta da Santa Romana Chiesa: la fanciulla di Managua era ed è una cattolica fervente.

Quel giorno, immortalato negli archivi dei giornali di tutto il mondo, indossava un abito da sposa rigorosamente bianco, seppur con scollatura mozzafiato. Il bianco è la sua snobbissima divisa, pochi eletti possono permetterselo. Non più giovanissima, ma sempre più determinata, e soprattutto vestita di bianco, Bianca andò nel ’93 alle Nazioni Unite per testimoniare degli orrori che aveva visto in Bosnia. La sua campagna di Bosnia è durata a lungo: nel ’98 l’ha portata fino a Roma, improbabile ospite del Partito radicale. In Via di Torre Argentina chiese subito un canarino, l’unica cosa che beve durante il giorno, acqua calda e limone senza zucchero, con qualche digressione nel tè verde. Lei parla di massacri, chiede l’arresto di Milosevic. I militanti perplessi osservano soprattutto la calca di fotografi e giornalisti, come non s’erano più visti dai tempi dell’aborto. Arriva la Bonino. Bianca comincia a parlarle, ma Emma capisce chi sia l’affascinante signora poliglotta che ha di fronte e continua a guardarle la spilla, di così grandi non ne ha viste mai. Dopo un po’ si stufa e la molla. Non sarà perdonata.

A cena la sera, a Villa Madama, Lamberto Dini non farà meglio. Staffan de Mistura, responsabile dell’Onu a Roma, quasi balbetta per l’emozione da jet set. A “Porta a porta”, Bruno Vespa la presenta come la moglie del leader dei Rolling, e la ribattezza Bianca Iaggher. A fine trasmissione, Pierferdinando Casini si presenta e vorrebbe parlare, ma non di politica, né di diritti umani, e soprattutto non in inglese. Su un aereo per Londra Mrs Jagger pensa all’intervista della Bbc. Sfoglia un numero di Talk; sulla copertina Jade Jagger, sua figlia, in mise sadomaso, annuncia rivelazioni sulla propria infanzia distrutta da una madre che non si occupava di lei. La madre non ne sapeva niente. Due settimane prima era stata a trovare Jade a Ibiza, l’isola fricchettona dove la ragazza si è trasferita dopo il divorzio, e dove vive in un angolo sperduto con tanto di istitutrice per le due figlie, Amba e Assisi, rispettivamente principessa indiana e città umbra.
Alla madre Jade non ha detto nulla delle cattiverie preparate per Talk. Si sa che ha bisogno di pubblicità, si è messa a disegnare e produrre gioiellucci, e siccome si chiama Jagger glieli hanno messi in vetrina a Manhattan, ma da qui a vendere ce ne passa.

Nei diari di Warhol si racconta che Bianca non si separava mai dalla piccola Jade. La verità deve stare da qualche parte, nascosta tra errori e gelosia. La signora chiude la rivista, serra le labbra e non commenta. A Londra Bianca abita sul Tamigi, a un passo da Westminster. E’ una casa tradizionale: ritratti del Seicento, mobili Luigi XVI, piante di orchidee e rose bianche tagliate nei vasi. La padrona di casa non apparecchia mai, mangia qualcosa accovacciata sul tavolino di cristallo del salotto. Per cena quel che c’è: caviale iraniano in confezione gigante, mangiato col cucchiaio, da bere tè verde, un dito di whisky e una sigaretta solo per l’ospite, lei ha smesso, con rimpianto. Sulla segreteria telefonica si accavallano le voci di Calvin Klein, del senatore Dodd, di Valentino che la invita a Capri, della vedova di von Karajan, di un paio di congressisti americani, dal presidente di Amnesty International, per finire con la mamma di Yves Saint Laurent e con Tom Ford, lo stilista di Gucci, che vuol sapere di uno splendido scialle tartan che lei indossava alla sfilata di Valentino. Non sa che la signora se n’è già accomiatata, regalandolo graziosamente all’ospite, perché “su un uomo, darling, è proprio chic”.

Un tempo alle feste le piaceva arrivare nuda su un cavallo bianco. Ora le piacerebbe sfruttare quel mito creato ad arte negli anni Settanta a servizio del prossimo suo. Un elenco sterminato di riconoscimenti, premi, e dottorati ad honorem testimoniano che in qualche parte del mondo la signora Jagger viene presa sul serio. Nel crepuscolo londinese decide di raccontare – è la prima volta, dice – quando e come avvenne la folgorazione.
Era la vigilia di Natale del ’72 a Londra, quando durante la cena col marito rockstar, guardando borghesemente le notizie in tv, la giovane signora viziata vede le scene del terremoto in Nicaragua. Si spaventa e chiama i genitori, ma le linee telefoniche sono interrotte. Mick allora prenota il primo volo per la Giamaica e da lì riesce a farla arrivare a Managua. I timori erano fondati, è tutto distrutto, anche la casa della sua famiglia, sua madre e suo padre li troverà solamente dopo settimane di ricerche tra gli sfollati. I Rolling Stones terranno un famoso concerto a Londra in favore dei terremotati del Nicaragua e Bianca torna in patria con un assegno a molti zeri.

Non intende consegnarlo agli uomini di Somoza, detesta il dittatore per tradizione familiare; Somoza però ha buoni amici tra i politici degli Stati Uniti e uno di loro, tra il convincente e il minaccioso, spiega che quei soldi vanno consegnati alla signora Somoza, benefattrice e presidente dell’Ospedale per bambini. La coppia Jagger viene scortata al palazzo presidenziale dove ai bordi della piscina li attende un’elegante signora che beve tè caldo. La First Lady viene al dunque, vuole i soldi. Bianca si alza e se ne va, non prima di aver spiegato che quei soldi vanno dati a qualcuno che li usi senza ombre. La scena ai bordi della piscina fa il giro di Managua. E’ così che nasce la leggenda della pasionaria Bianca. Dopo tanti anni ancora lei si lamenta: “Chiamarsi Jagger aiuterà certo, darling, ma in quanti ti prendono veramente sul serio?”.

Adesso è notte e la signora ha fame e si prepara un minestrone in cucina. Tanti anni fa Warhol le diceva di stare attenta perché tendeva a mettere ciccia sui fianchi. Vista ora in cucina, pantaloni bianchi e camicetta di seta trasparente, naturalmente bianca, ai polsi due enormi fiori di stoffa, sembra intatta. Coglie lo sguardo di ammirata riflessione e scuote la testa: “Darling, non ha più importanza”.

di Stefano Palumbo

In breve
Bianca Perez Morena de Macias è nata a Managua in Nicaragua il 2 maggio 1944 (?) da una ricca famiglia di proprietari terrieri. Studia tra Parigi e Londra dove incontra e sposa Mick Jagger, leader dei Rolling Stones. Protagonista del jet set internazionale negli anni 70, assidua frequentatrice dello Studio 54 in compagnia di Andy Warhol e Helmut Newton, negli ultimi anni si è dedicata alle battaglie per i diritti civili. Ambasciatrice di Amnesty International nel mondo, è promotrice di campagne contro la pena di morte.

Stefano Palumbo
, nato a Roma nel 1968, giornalista, è autore di testi per la televisione. Scrive di costume.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi