Il funerale di Maurizio Costanzo (LaPresse)

preghiera

Troppe celebrazioni per i morti. Come possiamo vivere di ricordi?

Camillo Langone

Non è una critica ad personam, ma tra Maurizio Costanzo e Massimo Troisi ci si ritrova circondati, per non dire soffocati. “Lascia che i morti seppelliscano i morti” dice Cristo, ed è una frase ferocemente vitale

“Lascia che i morti seppelliscano i morti” dice Cristo, ed è una frase ferocemente vitale. Io che sono cristiano e temporaneamente vivo per Maurizio Costanzo ho detto l’Eterno Riposo, e amen. E però in questi giorni mi sono trovato circondato, per non dire soffocato, da coloro a cui Costanzo ha garantito millemila ore di divano e che hanno versato più lacrime per lui che per un parente. Non vorrei entrare troppo nel merito e non sto facendo una critica ad personam: mi hanno afflitto anche le celebrazioni di Troisi, che pure era più simpatico di Costanzo, e che essendo caro agli dèi a differenza di Costanzo è morto giovane. Non vorrei nemmeno parlare dei selfie vicino alla bara, nemesi fin troppo evidente. E’ che proprio non sopporto questo vivere di ricordi che è tipico dei vecchi e della televisione, medium sempre più necrofilo e autoreferenziale. Ricordare è più facile di vivere, lo so. E sul divano si sta comodi, so anche questo. Ma seppellitevi fra di voi la prossima volta.

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  • Camillo Langone
  • Vive tra Parma e Trani. Scrive sui giornali e pubblica libri: l'ultimo è "La ragazza immortale" (La nave di Teseo).