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di Camillo Langone

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Mi dispiace, ma Dostoevskij proprio no

Non perché russo e certamente non perché cristiano, ma perché prolisso. Per scrutare più rapidamente lo spirito russo, meglio Eduard Limonov: "Zona industriale" ha solo 230 pagine e ragazze più belle
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15 MAR 22
Immagine di Mi dispiace, ma Dostoevskij proprio no

Eduard Limonov nel 2018 (Ansa) 

Mi dispiace per Paolo Nori ma Dostoevskij proprio no. Conrad lo detestava sommamente, Turgenev e Nabokov ne erano infastiditi, posso respingerlo anch’io? Non perché russo e certamente non perché cristiano, perché prolisso: “L’idiota” 509 pagine, “Delitto e castigo” 648 pagine, “I demoni” 706 pagine, “Fratelli Karamazov” 1.039 pagine… Per scrutare più rapidamente lo spirito russo ho scelto Eduard Limonov: “Zona industriale” (Sandro Teti Editore) ha solo 230 pagine, e poi preferisco le ragazze ai demoni e ai castighi. Dico ragazze perché ne girano molte in questo libro autobiografico nel quale Limonov risulta un Bukowski con donne più belle, pagine più brutte e alcol ugualmente cattivo. In “Zona industriale” non smette di nevicare, gli infissi sono balordi, i pavimenti sono di linoleum e i gabinetti, nel 2003, sono ancora all’aperto, sporchi e gelati. Le idee politiche dell’autore, nel frattempo defunto, erano altrettanto disamene (suppergiù fasciocomunismo) ma per fortuna qui rimangono sullo sfondo. A Paolo Nori, che l’ha conosciuta direttamente, la Russia piace perché fa paura. A me, che l’ho conosciuta (molto limitatamente) attraverso Limonov, e che sono un edonista lineare, siccome fa paura non piace, e se fa così tanto freddo dispiace anche di più.

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Vive tra Parma e Trani. Scrive sui giornali e pubblica libri: l'ultimo è "La ragazza immortale" (La nave di Teseo).

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