Ecco le innumerevoli categorie da cui ricavare, gratis, abbondante autostima

Camillo Langone

Sia lodato l’àpeiron (l’informe secondo Anassimandro, l’indeterminato secondo Nietzsche) in quanto bassura su cui è facile svettare. E’ dunque sbagliato prendersela coi tatuati, coi bragacortati, coi bevitori di spritz, coi mangiatori di tartare di tonno, coi pensionati che polemizzano su Facebook: piuttosto si ringrazino. Sono innumerevoli le categorie da cui ricavare, gratis, abbondante autostima: le donnine col cagnino, gli ascoltatori di rap e trap, i lettori di libri Strega o seriali Sellerio, i recensori di TripAdvisor, chi dice “location”, chi scrive “qualità/prezzo”, chi ordina Chardonnay, chi si fa portare la pizza a domicilio, gli ammiratori di Van Gogh, gli adoratori di Chagall, i compratori di vaschette di salame già affettato, i clienti dei bar con le sedie sponsorizzate di plastica, chi fa gli auguri di Ferragosto, di Halloween, di compleanno, chi indossa intimo rosso a Capodanno, chi cena all’apericena, chi chiede il segno zodiacale, chi parla di politica a tavola, chi porta il berretto con la visiera dietro, chi porta il berretto con la visiera davanti, chi ha deciso di farsi cremare, chi ha deciso di visitare Matera... Il ditino alzato è snobismo poco furbo, il grande àpeiron sociale è il substrato necessario all’erezione della propria forma personale.

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