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Caporetto e l'incapacità, tutta italiana, di distinguere tra dottore e valore

Una delle cause della disfatta fu la mania del pezzo di carta che portò giovanissimi esperti di grammatica a comandare reparti in prima linea

22 Dicembre 2017 alle 06:00

Caporetto e l'incapacità, tutta italiana, di distinguere tra dottore e valore

Soldati italiani dopo la ritirata di Caporetto

Dottor Caporetto. L’ho sempre saputo, forse anche prima di leggere in proposito Einaudi e Flaubert, che i titoli disonorano. Ancora oggi devo reprimere l’ira quando al telefono una voce non necessariamente meridionale o statale mi chiama “dottore” offendendo il mio nome, il mio cognome, i miei liberi studi. Dunque mi giunge graditissimo quanto scrive Alessandro Barbero nel suo “Caporetto”, gran libro Laterza: “Proprio alla vigilia di Caporetto ci fu la decisione, appena messa in pratica, di obbligare a diventare ufficiali tutti coloro che avevano un titolo di studio”. Una delle cause di quel disastro fu pertanto la mania italiana del pezzo di carta, grazie alla quale giovanissimi esperti di grammatica vennero spediti a comandare reparti in prima linea, mentre ai sottufficiali esperti di pratica non restava che obbedire. Un problema squisitamente nazionale: racconta Barbero che l’esercito tedesco (a Caporetto determinante) pur essendo espressione di una società non meno classista della nostra era solito promuovere per meriti militari e nessuno comandava una Sturmkompanie solo perché gli era andato bene l’esame su Hegel. Che non servano altri cent’anni per capire la differenza fra dottore e valore.

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  • iksamagreb@gmail.com

    iksamagreb

    31 Dicembre 2017 - 09:09

    Vero. Il guaio è che poi la mentalità del pezzo di carta ha cercato riparo nella politica "democratica" dove, sostituiti i Marx agli Hegel, ha riscritto le leggi e determinato tutte le infinite caporetto di cui all'attuale disfatta nazionale. Ridotti a un beppegrillo. Auguri.

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  • mauro

    30 Dicembre 2017 - 11:11

    Caro Langone, è da tanto che volevo chiederLe se ha notato che da quando è stato abolito il confronto diretto tra commentatori, il numero delle cazzate che ciascuno noi racconta senza che alcuno le demolisca immediatamente, è aumentato esponenzialmente? Per quanto riguarda l'argomento in questione, tralasciando ogni richiamo al periodo storico, alla funzione della vecchia borghesia, peraltro obbligata al servizio militare obbligatorio in atto in tutta Europa a partire da Valmy, e quindi ai corsi allievi ufficiali (che allora non richiedevano che poche conoscenze techniche) se non si mettevano a comandare quelli che almeno sapevano leggere scrivere e far di conto, non esistendo ancora la rete e l'uno vale uno, che avrebbe magari messo di Maio al posto di Cadorna, mi spiega come si sarebbe potuta organizzare , bene o male, la baracca? I miei più affettuosi auguri per l'anno incombente. Mario Mauro

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  • luigi.desa

    22 Dicembre 2017 - 17:05

    Ho dimenticato che mio padre ragazzo del '99 mi ha raccontato tutto su le stragi di soldati italiani che alla fine portò al computo di 600mila (seicentomila) morti .luigi de santis

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  • Beresina

    Beresina

    22 Dicembre 2017 - 17:05

    Più che mito del pezzo di carta l'idea che per essere un buon ufficiale fosse necessario avere un titolo di studio riflette una mentalità in fondo classista - e in effetti poi nel paragone con la Germania si pone in evidenza giustamente proprio questo aspetto. Perché il mito del pezzo di carta confonde il valore del titolo con l'effettiva preparazione e capacità, mentre qui il problema è di trovare il modo giusto per mandare in prima linea chi ha veramente le capacità militari per farlo e le capacità militari non sono nemmeno formalmente certificato da un titolo che attesta solo le competenze magari grammaticali ma non certo militari. Uno dei segreti dei successi militari della Francia rivoluzionaria era stata proprio la capacità rispetto agli eserciti ancien régime di dare responsabilità militari in base alle effettiva capacità dimostrate o acquistate sul campo e non solo perché si apparteneva alla classe aristocratica allora dominante.

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