"I grillini erano pro occidente. Il simbolo? Non è di Conte". Parla Dettori, guru social del vecchio M5s

“Il M5s di una volta si sarebbe schierato per il Sì al referendum. Beppe Grillo? Ha ragione a volersi riprendere il marchio”. Parla l'esperto di comunicazione del Movimento e numero uno di Esperia

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9 MAY 26
Ultimo aggiornamento: 07:17 AM
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Augusto Rubei (s) e Pietro Dettori (d) al Tempio di Adriano, Roma 22 Gennaio 2020 (Foto ANSA)

“Il M5s di una volta era filo occidente e si sarebbe schierato per il Sì al referendum. Beppe Grillo? Ha ragione a volersi riprendere il simbolo”. Lo dice al Foglio Pietro Dettori, esperto di comunicazione, ex punta di diamante della Casaleggio Associati e demiurgo della comunicazione dei grillini che furono. Ne curò la campagna elettorale per le elezioni del 2018, ne divenne responsabile social ed eventi quando superarono il 32 per cento dei voti, fino a seguire personalmente la comunicazione di Luigi Di Maio, allora vicepremier. E ancora, fu braccio destro del fondatore del M5s Gianroberto Casaleggio, uomo di fiducia del figlio Davide, ghostwriter di Grillo sul suo blog. E’ stato il coautore, insieme a Rocco Casalino, dell’impeachment invocato da Di Maio contro Sergio Mattarella. Lo ricorda ancora col sorriso: “Poi Luigi ha chiarito col presidente e si è arrivati alla pace”. Di Maio oggi rappresenta l’Ue nel Golfo persico ed è honorary professor al King’s College di Londra. I tempi del Vaffa sono finiti da un pezzo. “Sono molto contento per lui e per la sua famiglia”, dice Dettori, che seguì da dietro le quinte anche la sua carriera in solitaria con “Impegno civico”, uscito maluccio dalle urne del 2022: “Ma le sconfitte ti insegnano a rialzarti”. Oggi è in libreria con “Riconquistare menti e cuori”, saggio scritto per Rubbettino con cui chiede all’Occidente di usare i social “senza complessi di inferiorità”.
La prefazione è di Alessandro Sallusti, che col M5s non è che abbia mai avuto buoni rapporti. Ma Dettori ormai ne è fuori. Anzi, nel maggio 2025 ha fondato un nuovo media digitale, Esperia, che in molti collocano addirittura a destra, se non estrema. “Mi sembra eccessivo – risponde lui –. Io rimango della scuola Casaleggio: destra e sinistra sono concetti superati. L’unica impostazione che abbiamo è quella di essere filo occidentali. Ben diversa da quella del M5s di oggi, ma non è sempre stato così”, ci assicura Dettori: “Nel 2008 Gianroberto prevedeva già lo scontro tra occidente e un blocco di dittature orwelliane, cioè Russia, Cina e Iran. Secondo cui l’occidente sarebbe riuscito a vincere grazie a internet”. Archeologia grillina, ormai. Anche se certi legami non si rompono col tempo. “Mi sento spesso con Casalino”, altro guru della comunicazione made in Vaffa che da qualche mese è direttore di un giornale online, Sintesi: “Il mio sogno è intervistare Angela Merkel. Magari ricordandosi di me mi concederà l’intervista”, aveva detto a questo giornale l’ex portavoce di Conte che nel frattempo si è anche candidato in una lista di centrosinistra alle comunali del suo paese, Ceglie Messapica. “Non ne avevamo mai parlato, ma penso che sia più che legittimo visto il percorso che ha fatto. Con lui chiacchiero anche di politica, è un amico”, dice Dettori che nonostante il suo nuovo media non smette di seguire la comunicazione politica. “I più bravi sui social oggi sono Giorgia Meloni e Giuseppe Conte. Del resto, i gestori dei loro profili, Tommaso Longobardi e Dario Adamo, provengono entrambi dalla Casaleggio Associati”.

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A pensare ai tempi andati gli sale un po’ l’amaro in bocca. “Il Movimento di oggi è vicino alle istanze di Putin. La propaganda russa ha fatto molta presa fra le persone, un bacino elettorale importante”, spiega Dettori, secondo cui i Cinque stelle d’antan avrebbero avuto ben altre posizioni anche sul referendum della giustizia. “Il Movimento di oggi non ha discusso nel merito della riforma. Ha solo forzato la contrapposizione tra governo e opposizione, strategia molto conveniente sul piano elettorale – dice –, probabilmente il M5s di una volta si sarebbe schierato per il Sì, come ha fatto anche Davide Casaleggio”. Grillo invece cosa ha votato? “Non saprei. Ci sentiamo spesso ma non parliamo di politica. Principalmente ci consigliamo libri. Lui legge molti saggi di biologia, tecnologia e antropologia. Quello più bello che mi ha consigliato è ‘Un antropologo su Marte’ di Oliver Sacks”. Il volume ospita sette racconti paradossali, eppure il capitolo più strano resta fuori dal libro: quello in cui il comico genovese trascina in tribunale il leader della sua creatura politica per riappropriarsi del suo simbolo. “Era inevitabile che finisse così”, ammette sconsolato Dettori: “Se uno del 2013 si svegliasse ora e vedesse questa situazione avrebbe uno shock. Ma penso che Beppe abbia sicuramente le sue ragioni. Del M5s di oggi è rimasto solo il nome e il marchio, ed è per questo che sta cercando di riprenderselo”. Con Conte ci si sente? “No. L’ultima volta l’ho visto al compleanno di Dario Adamo. Gli ho regalato una copia del mio libro”. E il libro del leader M5s invece se l’è letto? “Aspetto anche io che me lo regali”.