“Con il padiglione russo a Venezia ha vinto Putin”, dice il ministro Giuli

Il ministro della Cultura critica il presidente della Biennale Buttafuoco sulla riapertura a Mosca: “Un favore a uno stato belligerante. Nessuno spazio al dissenso”. Ma difende l’autonomia dell'istituzione culturale

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8 MAY 26
Ultimo aggiornamento: 07:26 AM
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Secondo il ministro della Cultura Alessandro Giuli, sulla vicenda del padiglione russo alla Biennale di Venezia "ha vinto Putin". È il passaggio più duro dell’intervista rilasciata al Corriere della Sera e firmata da Fabrizio Caccia, nella quale Giuli prende apertamente le distanze dalla scelta del presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco di riaprire alla partecipazione russa.
Giuli racconta di aver scritto a Buttafuoco nei giorni scorsi, senza però ricevere risposta. "Sul caso specifico della partecipazione russa alla Biennale dissento completamente", spiega il ministro. Il passaggio più netto arriva quando il ministro afferma che "alla Biennale ha vinto Putin". Giuli sostiene che nel padiglione russo non vi sia spazio per artisti dissidenti o critici verso il Cremlino. "Gli artisti del mondo libero hanno la facoltà di esprimere il dissenso verso chi li governa". E aggiunge: "Non penso che gli artisti russi siano agenti di Mosca travestiti da artisti, ma alla fine è stato fatto un favore a uno stato belligerante come la Russia".
Giuli però ribadisce anche il legame personale con il presidente della Biennale: "Non esisterà mai in questo mondo assurdo una persona che avrò ammirato come ammiro lui". Ricorda le vacanze trascorse insieme e racconta anche un episodio familiare: il figlio Ascanio, sei anni, avrebbe dedicato a Buttafuoco "un ritratto in forma di drago" che il presidente tiene ancora sulla scrivania veneziana. Nonostante il rapporto personale, il ministro sostiene che Buttafuoco abbia commesso un errore politico e istituzionale. Secondo Giuli, il governo avrebbe dovuto essere coinvolto fin dall’inizio nella gestione della richiesta russa: "Io al suo posto avrei subito richiesto un’udienza corale alla premier, al ministro degli Esteri, al ministro della Cultura". Una gestione diversa, secondo il ministro, avrebbe potuto persino consentire di chiedere "una contropartita, magari un cessate il fuoco in Ucraina".
Giuli precisa comunque di rispettare l’autonomia della Biennale, ribadita anche dalla premier Giorgia Meloni. "Disaccordo sulla partecipazione della Russia sì, ma l’autonomia è un confine che non possiamo valicare". Per questo il 20 maggio sarà comunque a Venezia per visitare il padiglione Italia e rendere omaggio all’istituzione, pur prendendo le distanze dalla presenza russa.
L’intervista tocca anche altri temi politici e culturali. Giuli critica l’uso da parte di Buttafuoco delle parole del presidente Sergio Mattarella durante il suo discorso inaugurale. "Quando c’è una polemica, non ci si dovrebbe fare scudo con le parole delle più alte cariche istituzionali". Poi replica anche a una frecciata del vicepremier Matteo Salvini, definendo il botta e risposta "una dialettica tra colleghi". Infine, il ministro definisce "un’onta da sanare" il mancato finanziamento pubblico al documentario su Giulio Regeni e invoca "un clima di concordia" sulla riforma del cinema.