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Buttafuoco ringrazia Giuli e Meloni e cita Mattarella: "Alla Biennale liberi e audaci"
"Chiudere a qualcuno significa rendere più fragile l'apertura verso l'altro e se la Biennale selezionasse non le opere ma le appartenenze smetterebbe di essere il luogo dove il mondo si incontra. Andare avanti, avere audacia, sviluppare in libertà i vostri progetti. Questo lo raccomada il capo dello stato", ha detto il presidente della Fondazione presentando l'esposizione d'Arte
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6 MAY 26
Ultimo aggiornamento: 12:28 PM

Foto Ansa
"La presidente del Consiglio Giorgia Meloni alla domanda sulla partecipazione della Russia ha detto 'la Fondazione Biennale di Venezia è autonoma' con la doverosa premessa 'non sono d'accordo, ma'. Proprio in quel 'ma', e la ringrazio, ha confermato la libertà e l'autonomia e quindi la libertà e l'audacia che sono il fondamento della civiltà del diritto". Pietrangelo Buttafuoco parla al Teatro Piccolo dell'Arsenale, al termine della conferenza stampa di presentazione della 61esima Esposizione internazionale d'Arte. "La civiltà del diritto - ha sottolineato - è cosa ben diversa dagli statuti etici dove la legge è uguale per tutti diventa per tutti quelli che la pensano come noi, per come vogliamo noi". Le parole del presidente della Fondazione arrivano nel pieno delle polemiche dopo la decisione di aprire il padiglione della Russia, con l'invio degli ispettori da parte del ministero della Cultura - che lo stesso presidente ha voluto ringraziare nel corso della conferenza stampa - le dimissioni in blocco della giuria e l'Unione europea che chiede spiegazioni.
Parlando proprio delle pressioni ricevute per la presenza della Russia all'Esposizione, il presidente ha dichiarato: "Alla Biennale sono presenti l'Ucraina e la Russia, così come alla Mostra del Cinema ho visto vicine e accostante la bandiera dell'Iran a quella di Israele perché a Venezia noi non imbracciamo le armi: 'Si vis pacem, para pacem' e questo lo dobbiamo a Koyo Kouoh", la curatrice dell'edizione. "Chiudere a qualcuno significa rendere più fragile l'apertura verso l'altro e se la Biennale selezionasse non le opere ma le appartenenze, non le visioni ma i passaporti smetterebbe di essere il luogo dove il mondo si incontra, e si incontra a maggior ragione quando è lacerato. Andare avanti, avere audacia, sviluppare in libertà i vostri progetti. Questo lo raccomanda il presidente della Repubblica. Il capo dello stato, cui dobbiamo riconoscenza e rispetto, ha detto chiaramente ai David di Donatello qual è il mandato del lavoro artistico e culturale: libertà e audacia. Ebbene eccoci. Non intendiamo barattare per il quieto vivere politicante 130 anni di storia che hanno raccontato sempre così il mondo", ha poi aggiunto il presidente.
"Questa è una Biennale che non vuole risolvere, ma mostrare, aprire alle domande. Qui l'unico veto è l'esclusione preventiva. Mi preoccupano la censura anticipata, le dichiarazioni che piovono da ogni dove costruendo un verdetto prima del confronto. La Biennale non è un tribunale. È un giardino di pace. Alle istituzioni chiediamo dialogo, non carte che girano. Proviamo insieme a guardare la luna", ha concluso: "A Venezia non abbracciamo le armi, prepariamo la pace. Non alimentiamo polemiche, apriamo discussioni. Ci guidano il diritto, il rispetto, la pace e il dialogo, valori che valgono per tutte le nazioni".