Meloni oltre il record: vuole superare Berlusconi ma anche dare un segnale prima del voto. I ministri sotto esame

La premier ha l'obiettivo di diventare la presidente del Consiglio più "longeva", ma non vuole rinunciare a rilanciare l'azione dell'esecutivo. Il politologo Campi: "Più che il record conta come ci arrivi alle elezioni. Fa bene a virare sull'economia". Porro: "Al prossimo giro la destra non sbagli 3-4 ministri, come ha fatto stavolta"
di
7 MAY 26
Immagine di Meloni oltre il record: vuole superare Berlusconi ma anche dare un segnale prima del voto. I ministri sotto esame
Superare il record di governo più longevo della storia repubblicana. Ma non rinunciando a dare un segnale forte, nell’esecutivo e dentro al partito, per cercare di vincere le prossime elezioni. E per fare questo, Giorgia Meloni, in queste settimane avrebbe accarezzato l‘idea di sostituire altri ministri, dopo aver messo alla porta Daniela Santanchè (ma anche il sottosegretario Delmastro e Giusi Bartolozzi). Magari non subito, aspettando la fine dell’estate. Virando sempre più l’agenda di governo sull’economia, come è emerso ieri nel vertice a Palazzo Chigi con Antonio Tajani, Matteo Salvini e Maurizio Lupi, dove ci si è detti pure di voler accelerare sulla legge elettorale. “Ma più che il raggiungimento del record, che è una ragione effimera, credo sia importante come presentarsi agli italiani”, ragiona il politologo Alessandro Campi.
“Da questo punto di vista credo sia stata una scelta intelligente da parte della premier Meloni quella di insistere, in questa fase, sui temi socio-economici”, spiega ancora Campi, docente di Scienza politica all’Università di Perugia. “E’ vero che la coperta è corta. Ma è molto più utile secondo me presentarsi agli italiani dando l’idea di aver elaborato delle proposte concrete in campo economico, invece di arroccarsi su misure identitarie come quelle su sicurezza e immigrazione. E con una stabilità che è il vero asset di questo governo in Europa”. Una rinnovata centralità, quella riservata all’agenda economica, che però, secondo esponenti dello stesso centrodestra, si scontra pure con alcuni ministri in particolare, finiti da tempo sotto la lente d’ingrandimento. Stando ad alcuni sondaggi fatti girare nei vari dicasteri i ministri con i più bassi indici di gradimento sarebbero quelli “tecnici”: da Orazio Schillaci, ministro della Salute, a Marina Elvira Calderone, ministra del Lavoro. Con il primo dei due i rapporti con Palazzo Chigi, peraltro, non sono mai stati idilliaci visto che in più occasioni è stata la stessa premier a prendere le distanze da alcune scelte del ministro (per esempio nella gestione delle nomine di alcuni comitati legati al dicastero). Ma anche sul fronte Giustizia, con un Carlo Nordio uscito sconfitto dal referendum e segnato dalle dimissioni della sua fedelissima Bartolozzi, non si ha più quella sicumera di qualche tempo fa.
Per quanto riguarda invece il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso le valutazioni risentono anche delle turbolenze che, soprattutto negli ultimi giorni, l’esponente veneto di FdI sta avendo con il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Anche per questo c’è chi si spinge a credere che un cambio della guardia al Mimit dopo l’estate non sia uno scenario così peregrino. “Ma se anche, usando la fantascienza, tu sostituissi Urso con una specie di Marchionne, quello che arriva avrebbe bisogno dei suoi tempi per prendere contezza di come funziona la macchina ministeriale. Non credo si avrebbe il tempo per fare chissà cosa e lanciare chissà quale segnale. Per questo io sono contrario al rimpasto”, dice al Foglio il giornalista e conduttore di “Quarta Repubblica” Nicola Porro. “Tutt’altro discorso è invece usare i mesi che mancano alla scadenza della legislatura per valutare il lavoro dei singoli ministri. Ecco, io sono d’accordo che qualora il centrodestra riuscisse a rivincere le elezioni non avrà più quelle wild card che gli sono state concesse la scorsa volta. In sostanza, non potrà più sbagliare quei 3-4 ministri che ha sbagliato”.
Proprio con l’intento di dare seguito al “nuovo corso” del governo ieri Meloni ha riunito a Palazzo Chigi i vicepremier Tajani e Salvini e il leader di Noi moderati Lupi per parlare di energia, dello scenario internazionale (ma anche di nuova legge elettorale, con l’obiettivo di accelerare il confronto con le opposizioni per arrivare a un’approvazione in prima lettura alla Camera entro l’estate). E soprattutto stabilendo un ordine di priorità per i prossimi interventi da portare in Cdm che dovrebbe dare rilevanza a misure per l’adozione dell’energia nucleare. Sulle nomine di Consob e Antitrust, invece, nella coalizione non è ancora stata trovata una quadra. Questo quel che riguarda il perimetro del governo. Ma nelle intenzioni della premier, che domani si appresta a incontrare il segretario di stato americano Marco Rubio, c’è anche un rinnovamento che guarda fin dentro al partito, Fratelli d’Italia. Non è un caso che Arianna Meloni abbia ripreso a girare con grande frequenza i territori: è stata in Sicilia, poi al nord, poi ancora in Umbria, dove ha parlato lungamente di casa e lavoro. E ha in programma una tappa in Puglia. Non ci saranno rivoluzioni, ma l’idea è quella di presentarsi con un assetto stabile e una macchina già pronta alla campagna elettorale. Mentre per quel che riguarda le ipotesi di revisione del simbolo, magari togliendo la fiamma, per adesso non vengono realmente prese in considerazione. In ragione non soltanto di un elettorato, ma anche di una classe dirigente (a partire da alcuni ministri come Francesco Lollobrigida) che non vedrebbero di buon occhio l’operazione. Insomma il rimpasto per ora non è nelle cose. Ma ad alcuni suoi ministri Meloni vuole che arrivi il messaggio: nel momento giusto sarò disposta a dare un segnale. Anche forte.