Quartapelle (Pd): “Madia? I problemi si risolvono da dentro. Il campo largo apra a Calenda e Marattin”

"La scommessa originaria del Pd è ancora valida e viva. Serve un confronto robusto nel partito, ma anche con gli alleati: il progetto alternativo a Meloni è ancora da definire", dice la deputata dem

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5 MAY 26
Ultimo aggiornamento: 03:22 PM
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Foto ANSA

Marianna Madia? Io resto nel Pd. Ma Schlein apra a un confronto più robusto nel partito”. Così al Foglio la deputata dem Lia Quartapelle, dopo il trasloco di Marianna Madia dal Nazareno a Italia Viva di Matteo Renzi. “La capisco, ma penso che la scommessa originaria del Pd, cioè quella di avere un grande partito di centro-sinistra con l'ambizione di governo, sia ancora valida e viva”. Qualche ora prima dagli studi di Sky il collega Alessandro Alfieri ci è andato più pesante: “So che ci sono delle preoccupazioni e bisogna farsene carico, ma da qui ad andarsene dal Pd ce ne passa. Indebolire il Pd in questo momento – ha detto – è sbagliato”.
Panni sporchi sì, ma da lavare in casa. Non sotto il tetto di una Casa riformista. “Ciascuno è libero di scegliere. Io però prendo sul serio la domanda di fondo: come facciamo a battere la destra? – prosegue Quartapelle – Ciascuno poi la interpreta in modo diverso. Madia l'ha interpretata in questo modo, mentre io ed altri pensiamo ancora che il Pd sia il luogo dove provare a fare una sintesi di identità diverse”. La dem è convinta che per il riformismo nel partito ci sia ancora spazio. “Noi come riformisti del Pd proviamo a dare contributi su molti temi, dalla crescita al contrasto alla povertà e sui minori. Tematiche su cui il Pd può avere una proposta di governo e non solamente di denuncia – dice –. Alcune vengono ascoltate adeguatamente, altre no. Ma noi proviamo fino in fondo”.

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Di sicuro c’è che Quartapelle non lascerà. “Chi dice il contrario non mi conosce. Io sono nata nel Pd e continuerò a starci come tanti altri. Penso che ci siano più elettori riformisti che guardano a noi che ad altre formazioni”. Intanto, prima ancora di Madia, i dem hanno perso un altro pezzo importante a Bruxelles con l’uscita di Elisabetta Gualmini, ormai tra le file di Azione. Qualche settimana fa anche Emanuele Fiano ha manifestato la sua difficoltà a rimanere fra i dem. Non sarà il momento per la segretaria Elly Schlein di avviare un confronto profondo nel partito? “Servirebbe: andrebbe irrobustito, reso più sincero”, dice la dem: L’obiettivo, chiaro, è di non lasciare il paese in mano a Giorgia Meloni per altri cinque anni. “Eppure il nostro progetto per l’Italia deve ancora essere elaborato con pienezza. Si intravedono delle linee, ma non è ancora definitivo e completo. E a tale proposito va fatto anche un confronto con gli alleati – osserva – I nodi già li conosciamo, e sono quelli di politica estera”. Ucraina e medioriente sono i terreni su cui le forze del centrosinistra si scornano con più frequenza. “Io vedo più difficoltà su questi argomenti con gli alleati che all'interno del Pd. Non è un caso se Madia, andandosene, non abbia fatto riferimento a questi temi”.
Travasi a parte, il campo largo è ancora espandibile. “Penso che dovremmo allargarlo il più possibile. Penso ad Azione, ma anche i Libdem di Marattin. Ma non deve sembrare un allargamento attaccato con la colla”. Il rischio però c’è, anche solamente sulla politica estera. “Secondo me non si deve essere d’accordo su ogni cosa, ma su quelle importanti”, conclude Quartapelle: “Oggi il contributo che l'Italia deve dare al cammino di costruzione di un'Europa più forte, più autonoma, più determinata è la cosa su cui non si può non essere d'accordo”.