•
L’addio di Madia accelera la fuga dal Pd? I dilemmi di Delrio. E Picierno: “Nel partito c’è disagio”
Dopo la decisione dell'ex ministra luci puntate sul senatore riformista (che però aspetta). Mentre la vicepresidente del Parlamento europeo se la prende con il silenzio della segretaria
di
5 MAY 26

Uscita Marianna Madia, ora nel Pd ci si domanda già: chi sarà il prossimo? Quasi che il messaggio con cui la deputata ha salutato la chat dei riformisti del suo partito, parlando di voglia provare “da un’altra prospettiva a costruire un pezzo di centrosinistra”, possa in qualche modo essere emulato. In effetti la fuoriuscita dell’ex ministra della Pubblica amministrazione, che è transitata nel gruppo di Italia viva da indipendente, se non altro fa intravedere in nuce una dinamica, l’essere sempre più estranea al gruppo parlamentare, osservabile anche in altri esponenti dell’ala riformista. Anche se, come dicono proprio loro, “Marianna non partecipava alle riunioni del gruppo da oltre sei mesi. Era oramai convinta della sua scelta”.
Si è molto discusso nei mesi addietro della sempre più evidente distanza tra il Pd a guida Elly Schlein e il senatore Graziano Delrio, ex ministro dei Trasporti e tra i maggiori esponenti “cattolici” all’interno del partito. Tensioni che sono esplose soprattutto sulla presentazione di un ddl per il contrasto all’antisemitismo, che Delrio e altri riformisti hanno presentato nonostante dal Nazareno non avessero condiviso i contenuti del testo, considerato troppo vicino alla destra. Fatto sta che poi Delrio (con il voto di altri cinque senatori del Pd) ha sostenuto il testo del centrodestra, con grande scorno del senatore Andrea Giorgis, che aveva presentato per il partito un testo alternativo. Ma soprattutto, quel che si racconta a Palazzo Madama è una crescente insofferenza di Delrio nei confronti della gestione di Francesco Boccia come capogruppo. In diverse riunioni, “seppur con toni civili”, i due si sono trovati a esprimere una profonda divergenza di vedute. Emersa, per altro, anche nel caso dell’intervista concessa da Delrio al Corriere un paio di settimane fa, quando ha chiesto all’Ue di partecipare alla missione dei Volenterosi a Hormuz pur “senza l’Onu”. “Non è la nostra posizione”, s’erano affrettati a dire informalmente i fedelissimi di Schlein. Ciò detto, l’ex ministro negli ultimi tempi ha ripreso diverse interlocuzioni. A Roma, anche in ragione del buon rapporto personale, ha avuto alcuni incontri con Matteo Renzi. E lo scorso 11 aprile ha partecipato nella capitale all’evento “Le primarie delle idee” lanciato proprio dal leader di Italia viva. “Sono qui perché mi sento profondamente riformista. Anch’io come voi credo che il riformismo non è una zona franca tra la destra e la sinistra. E non è un’area di moderazione. E’ invece l’espressione di un’insoddisfazione profonda per lo stato delle cose. Noi però non ci accontentiamo di protestare. Troppe volte nel nostro campo opposizione fa rima con indignazione. Ma a chi fa politica non è consentita la sola indignazione”, ha detto in quell’occasione. Tra i partecipanti c’era anche Marianna Madia. Delrio però per adesso non strapperà. “Graziano fino all’ultimo è convinto di voler puntare più sui contenuti che sui contenitori”, dice chi lo conosce bene e ci ha parlato anche negli ultimi giorni. “Per adesso preferisce continuare a fare le sue battaglie nel Pd. Se poi la linea sarà quella del massimalismo, sposando la piattaforma del M5s che per esempio non vuole l’Ucraina in Europa, a quel punto sarà difficile trattenerlo”. Chissà. Intanto lui continua a portare avanti anche l’impegno con l’associazione fondata lo scorso anno, Comunità democratica, che potrebbe mettere le basi per il suo impegno futuro.
Ma i fari non sono puntati solo su Delrio. Ancor prima di Madia a salutare era stata l’europarlamentare Elisabetta Gualmini. E proprio a Bruxelles s’è cercato di capire quali potessero essere le mosse della vicepresidente del Parlamento europeo Pina Picierno, sempre più in rotta con la segreteria Schlein. Su quest’uscita di Madia ieri Picierno ha fatto filtrare tutta la sua insofferenza: “E’ un silenzio preoccupante e onestamente inspiegabile quello del Nazareno su una ferita dolorosissima per il Pd: l’addio di una delle fondatrici del partito. Non può essere derubricata a fatto personale. Racconta un disagio che riguarda la natura del partito”. Nel caso di Picierno c’è chi ha fatto notare la corrispondenza sempre più marcata con le posizioni di Calenda (la vicepresidente ha spesso preso parte a eventi di Azione). Tutti ragionamenti per adesso prematuri, ché del resto era stata Picierno stessa a chiarire al Foglio un mesetto fa che la sua permanenza del Pd non è messa in discussione ma aggiungendo un allusivo “per adesso”. Chissà insomma che la decisione di Madia non faccia sciogliere qualche altra indecisione all’interno del Pd.
Di più su questi argomenti:
Pugliese, ha iniziato facendo vari stage in radio (prima a Controradio Firenze, poi a Radio Rai). Dopo aver studiato alla scuola di giornalismo della Luiss è arrivato al Foglio nel 2019. Si occupa di politica. Scrive anche di tennis, quando capita.