Schlein esalta l'esempio Sánchez, ma i dati spagnoli su giovani, energia e difesa raccontano un’altra storia

Salario minimo, legge per il diritto all'abitare e no all'aumento della spesa militare. Sulla carta il premier spagnolo è un modello, ma l'istituto di statistica spagnolo dice che sette giovani iberici su dieci sono costretti a vivere con i genitori per redditi bassi e caro affitti. E le risorse per la difesa spagnola non sono mai state così alte
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29 APR 26
Ultimo aggiornamento: 02:18 PM
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 “Cinque o sei anni fa la Spagna fa aveva una situazione uguale all’Italia. Poi però qui è successo qualcosa di storico”. Dieci giorni fa Elly Schlein a Barcellona, all’evento dei progressisti mondiali, era travolta dall’entusiasmo. Davanti a lei, ad ascoltarla, c’era il padrone di casa, il suo idolo: il premier spagnolo e leader del Psoe Pedro Sánchez. E allora Elly gliel’ha detto in faccia: “Grazie Pedro, hai dimostrato che l’agenda progressista funziona”. Sarà il salario minimo, sarà la propaganda del governo iberico sulle politiche per l’abitare e la famosa  ley por el derecho a la vivienda, varata nel 2023 contro la speculazione edilizia, saranno le energie rinnovabili, ma se Elly Schlein deve immaginare il programma del campo largo per il suo sbarco a Palazzo Chigi guarda verso Ovest, al Palacio de la Moncloa di Madrid, dove Pedro ha già cominciato la sua rivoluzione.
Ma in Spagna, recita una statistica pubblicata due giorni fa, quasi sette giovani su dieci, il 67 per cento, vivono ancora con i genitori per l’impossibilità di sostenere i costi dell’affitto o quelli per l’acquisto di una casa. E attenzione, quando si dice ‘giovani’, si intendono gli spagnoli under 34. Tra i giovanissimi, 18-25 anni, questo dato sale addirittura al 93 per cento. Attenzione, ci teniamo a dirlo, la rilevazione non arriva da qualche improbabile azienda di sondaggi iberica, ma dall’Instituto Nacional de Estadística (Ine). In pratica, l’Istat spagnola. Ma com’è possibile? E il salario minimo? E le politiche abitative? E la ley sul diritto all’abitare? E il piano casa di Sanchez per realizzare 180 mila nuovi alloggi popolari (non dissimile nelle dichiarazioni roboanti a quello promesso da Meloni in Italia)? Al Nazareno cercano invano risposte.
Se c’è una cosa che le vicende spagnole insegnano davvero è che tra la retorica e la realtà lo iato a volte è assai grande. La Spagna sicuramente cresce più dell’Italia – e stranamente su questo Schlein non calca mai troppo la mano –, ma i problemi, a colori politici invertiti al governo del paese, non sono sempre poi così diversi da quelli italiani. Nonostante le ricette miracolose di Sánchez che Schlein sogna di copiare. E’ per questo che ogni volta che Elly si mette a inseguire Pedro, rischia di incappare in una contraddizione. O almeno in un paradosso.
Come, ad esempio, sulla spesa militare. Lo scriveva su queste colonne Luciano Capone: la segretaria del Pd lodava la ricetta per la crescita del governo spagnolo che punta su sanità e lavoro. Non come in Italia dove “l’unica voce di spesa che è aumentata è quella militare”. Eppure la relazione pubblicata due giorni fa dall’Istituto internazionale di ricerca sulla pace di Stoccolma (Sipri) dice altro. Nel 2025 Madrid ha aumentato le spese militari a 34 miliardi, più 50 per cento in un anno (contro il più venti dell’Italia), entrando per la prima volta tra i 15 paesi con il bilancio militare più grande al mondo, e superando, per la prima volta dopo 30 anni, la soglia minima del 2 per cento del pil chiesta dalla Nato. E non come in Italia solo grazie a un artificio contabile. Altro che resistenze al presidente americano Donald Trump.
Non va diversamente sul fronte energia. Sin dal suo arrivo al Nazareno Schlein lo ripete senza sosta: “Bisogna fare come ha fatto Sánchez in Spagna: puntare tutto sulle rinnovabili”. Peccato che, come in tanti hanno provato a ricordarle, la Spagna, oltre ai grandi impianti di rinnovabili – che al campo largo dove governa, come in Sardegna, poi non piacciono così tanto – ha anche sette centrali nucleari che producono circa il 20 per cento del fabbisogno energetico spagnolo. Non solo. Un altro 20 per cento circa della sua energia la Spagna lo produce con il gas. Quale? Quello russo. Secondo i dati ufficiali di Enagás, nel 2025 Madrid ha importato da Mosca circa quattro miliardi di metri cubi di gnl, il gas che invece, la segretaria Pd ha giustamente ricordato anche all’evento dello di Barcellona l’Italia non deve importare perché “così rafforzeremmo Putin e la sua invasione criminale dell’Ucraina”.