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Meghnagi: "Condanniamo gli spari del 25 aprile. La comunità ebraica non è violenta"
Il presidente della Comunità ebraica di Milano prende le distanze dal 21enne fermato e smentisce suoi legami con la Brigata ebraica: “Non lo conosciamo. La giustizia faccia il suo corso”. L'Anpi parla di squadrismo: "Ennesima occasione per attaccarci"
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29 APR 26
Ultimo aggiornamento: 02:24 PM

Walker Meghnagi, presidente della Comunità ebraica di Milano (foto ANSA)
“Se è vero che questo ragazzo è colpevole, condanniamo il suo gesto. Ma respingiamo ogni tipo di strumentalizzazione di quanto accaduto il 25 aprile”. A parlare al Foglio è Walker Meghnagi, presidente della Comunità ebraica di Milano. La città che ospita il museo della Brigata Ebraica, alla quale ha detto di appartenere Eitan Bondì, 21enne fermato oggi con l’accusa di aver sparato con una pistola da softair a due appartenenti all'Anpi nel giorno della festa della Liberazione. Dopo avere appreso del fermo di Bondì, dal museo milanese hanno fatto sapere “di non conoscerlo e di non avere tra i suoi membri persone che rispondano a questo nome”. I giornali però avevano già fatto rimbalzare le parole del 21enne. “Non conosco questo ragazzo, e non dobbiamo certo difendere personaggi del genere – dice Meghnagi –. La giustizia deve fare il suo corso”.
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Vale per gli spari di Roma, così come per i fatti di Milano. Il 25 aprile, infatti, il corteo milanese è rimasto bloccato per quasi due ore per le contestazioni alla presenza della Brigata ebraica. Per il presidente della Comunità ebraica milanese dietro tutto ci sarebbe l’Anpi, che ha già annunciato di volerlo denunciare per diffamazione. “Credo in quello che ho detto”, ribadisce oggi Meghnagi, mentre l’associazione nazionale dei partigiani chiede alla magistratura di aprire un’inchiesta su eventuali “gruppi paramilitari” presenti nella comunità ebraica romana. “Sono sciocchezze. Non abbiamo mai avuto bande armate. Per l’Anpi è solo un’occasione per sparare a zero – risponde Meghnagi –. Siamo contrari a ogni forma di violenza. E anche qualora ci fossero personalità radicalizzate all’interno della comunità saremmo i primi a isolarle. Nonostante a Milano ci siano stati degli atti violenti contro persone di origine ebraica, non abbiamo mai reagito a livello personale. Noi siamo cittadini italiani di religione ebraica e ci affidiamo solamente alle forze dell’ordine, che sono le migliori in Europa”.