La telenovela Emiliano-Csm: il giallo del voto per la consulenza al Senato

Il presidente della Commissione d’inchiesta Magni (Avs) ha scritto che l’istanza verso Palazzo Bachelet è partita all’unanimità, ma Fdi e 5S non confermano la votazione

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29 APR 26
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Michele Emiliano (foto Ansa)

“Chi ha votato a favore della consulenza per l’ex presidente pugliese? Io no…”. La telenovela sul futuro di Michele Emiliano, ex governatore senza stipendio dal 7 gennaio, si arricchisce di un nuovo giallo: la richiesta di avere il magistrato barese consulente della Commissione d’inchiesta sul Lavoro del Senato è stata inoltrata al Csm dal presidente Tito Magni, di Avs, come una istanza “all’unanimità”, ma ieri a Palazzo Madama alcuni componenti dell’organismo non confermavano di aver votato alcunché.
Si sono subito smarcati i parlamentari di Fdi Maria Nocco e Ignazio Zullo: la ricostruzione che forniscono è di non aver partecipato ad alcuna convocazione. Agli atti, infatti, c’è solo una riunione dell’ufficio di presidenza il 22 aprile: in questa sede Magni avrebbe presentato la proposta di incarico. La segretaria della commissione, Gisella Naturale dei 5S, spiega la sua versione: “Non ho votato nulla. Magni ha spiegato che un parlamentare aveva richiesto la collaborazione di Emiliano. La cosa mi è sembrata strana, ma non ho detto nulla perché era una cosa a titolo gratuito. Che fanno i consulenti? Sono persone che possono dare notizie se coinvolte. Ma finora non abbiamo mai chiamato nessuno”.
Il futuro di Emiliano passerà - in attesa delle prossime politiche - da una di queste tre strade: il ritorno in magistratura (a Benevento o nella direzione nazionale antimafia); il cococo sull’Ilva proposto dal governatore Antonio Decaro o il “fuori ruolo” presso la Commissione d’inchiesta sul Lavoro, agli atti richiesto “all’unanimità”, ma votato non si sa bene da chi.