Emiliano non vuole tornare a fare il magistrato. E in suo aiuto arriva una Commissione d'inchiesta

La Commissione parlamentare d’inchiesta del Senato sulle condizioni di lavoro in Italia ha chiesto al Csm di avere Emiliano come consulente. Una manna dal cielo per l'ex pm, che non vuole tornare a rivestire la toga dopo 23 anni per candidarsi alle elezioni politiche

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28 APR 26
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LaPresse

La saga di Michele Emiliano si tinge di una nuova sfumatura di ridicolo. L’ex pm, che non ha alcuna intenzione di rientrare in servizio dopo 23 anni di aspettativa politica, ha risposto ieri alla richiesta del Csm di indicare le sedi per il suo rientro in ruolo (dopo che la sua proposta di fare il consulente del governatore pugliese Decaro è stata bocciata tre volte). Le sue proposte: Direzione nazionale antimafia o tribunale di Benevento. Ma c’è un colpo di scena: come appreso dal Foglio, in suo aiuto è arrivata la Commissione parlamentare d’inchiesta del Senato sulle condizioni di lavoro in Italia, che ha chiesto all’unanimità al Csm di collocare fuori ruolo Emiliano come consulente. 
Come abbiamo raccontato nei giorni scorsi, il Csm ha bocciato per tre volte la richiesta avanzata dall’attuale governatore pugliese Antonio Decaro di collocare fuori ruolo Emiliano come suo consigliere giuridico, stabilendo che l’ex pm deve rientrare in magistratura dopo 23 anni passati a ricoprire incarichi politici (sindaco di Bari, assessore comunale, presidente di Regione). Ieri è scaduto il termine entro cui Emiliano doveva indicare le sedi per il suo rientro in ruolo. L’ex governatore della Puglia, che non vorrebbe rientrare in servizio ma restare in aspettativa e puntare alla candidatura alle politiche del prossimo anno, ha indicato come sedi la Direzione nazionale antimafia (con funzioni quindi di pm) e il tribunale di Benevento (con funzioni giudicanti).
Sempre ieri, però, con un tempismo veramente curioso, è giunta alla Terza commissione del Csm una lettera inaspettata, firmata dal senatore Tino Magni (Avs), presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta del Senato sulle condizioni di lavoro in Italia. Nella missiva si dà notizia che la Commissione “ha convenuto all’unanimità” di chiedere “che il dottor Michele Emiliano possa essere collocato fuori ruolo presso questo Collegio inquirente del Senato in qualità di consulente a tempo pieno e a titolo gratuito”. Di conseguenza, la Commissione ha sottoposto questa richiesta al Csm.
Una manna dal cielo per Emiliano: nel caso in cui la richiesta venisse accolta, infatti, verrebbe esaudito il suo desiderio di non rientrare in ruolo in magistratura e rimanere nel giro politico (per di più a Roma), consolidando la sua rete di rapporti e la sua vicinanza ai vertici del Partito democratico, in vista della sperata candidatura alle elezioni politiche del 2027.
A sorprendere è che la Commissione d’inchiesta sul lavoro sia giunta alla strabiliante idea di chiedere di avere Emiliano come consulente all’unanimità: in altre parole, la proposta ha trovato il consenso non solo di Avs, Pd e M5s, ma anche dei rappresentanti del centrodestra (Fratelli d’Italia, Forza Italia e Lega). Cosa abbia spinto i parlamentari di maggioranza ad accodarsi alla richiesta è un mistero. L’impressione è che sia ormai diffusa l’idea che sia normale che un magistrato trascorra quasi la sua intera carriera professionale non svolgendo il suo lavoro, cioè quello di magistrato. Come Emiliano, che non veste la toga da 23 anni.
La scorsa settimana si è assistito a una scena grottesca: il governatore pugliese Decaro si è presentato con il cappello in mano al Csm chiedendo che a Emiliano venga affidato un incarico speciale di consulente per la gestione delle grandi crisi industriali, in particolare l’ex Ilva. Anche se l’ex Ilva in questo momento è già in gestione commissariale. In altre parole, Decaro ha chiesto al Csm di concedere a Emiliano l’ennesima aspettativa per un contratto di lavoro autonomo a tempo determinato (un co.co.co). Una richiesta ritenuta inconcepibile da diversi consiglieri del Csm.
Bisognerà vedere ora come la proposta della Commissione d’inchiesta sul lavoro sarà  accolta dai consiglieri del Csm. Di certo, si è di fronte all’ennesimo colpo di scena di una vicenda che sta assumendo sempre di più i contorni di una commedia.