Libertà inviolabili, sinistra illiberale e due parole su Manzoni. Parla Giuseppe Valditara

“A ottant’anni dalla nascita dell’Assemblea costituente, dobbiamo riportare il dibattito nelle scuole per comprendere i valori profondi della nostra democrazia”. “Noto con piacere che finalmente alcuni intellettuali di sinistra si schierano contro il facilismo educativo e a favore dell’identità nazionale”, dice il ministro dell'Istruzione

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27 APR 26
Ultimo aggiornamento: 06:25 AM
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Il Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara (foto di Cecilia Fabiano per LaPresse)

Ministro Valditara, è da poco trascorso il 25 aprile. In un corteo, a Napoli, è comparsa la sua sagoma a testa in giù. Cos’è successo?
“E’ accaduto un fatto che sta a dimostrare l’ipocrisia del cosiddetto movimento ‘antifà’. Nel giorno della Liberazione, alcuni sedicenti antifascisti hanno usato il linguaggio degli squadristi di cent’anni fa dimostrando che, pur nella diversità dei contenuti, vi è grande sintonia nei metodi. Di certo con i valori della Repubblica democratica non hanno nulla a che fare”.
Nelle stesse ore, a Milano, la Brigata ebraica veniva contestata al punto da essere costretta ad abbandonare il corteo.
“Un episodio, anche questo, che sottolinea l’importanza di una riflessione sul fascismo e sull’antifascismo per evitare che antichi fantasmi ritornino sotto nuove vesti".
Credo sia importante capire fino in fondo perché siamo contrari al fascismo, dice il ministro dell’Istruzione e del Merito. “Quando ieri alcuni antifà hanno apostrofato i componenti della Brigata ebraica con l’epiteto ‘saponette mancate’ è apparsa chiara la loro contiguità con opposti estremismi”.
In cosa consiste secondo lei l’antifascismo?
“Innanzitutto nella difesa delle libere elezioni, nel rispetto della volontà popolare. La democrazia non passa dalle piazze ma dalle urne. E poi nella difesa della libertà di pensiero e di parola. La pretesa di un pensiero unico, la negazione del dissenso, il mancato rispetto del pluralismo nel dibattito non sono coerenti con lo spirito repubblicano. Una stampa libera è altrettanto fondamentale. Una stampa che non fornisca verità precostituite che falsifichino l’oggettività dei fatti in nome della strumentalizzazione ideologica o politica: tipica del fascismo era la demonizzazione del nemico. Così come il rifiuto della violenza quale strumento di lotta politica. E soprattutto la centralità della persona, che non è al servizio dello stato, del partito, dell’ideologia. A ottant’anni dalla nascita dell’Assemblea costituente, dobbiamo riportare il dibattito nelle scuole per comprendere i valori profondi della nostra democrazia. Se analizziamo i comportamenti che ho qualificato come ‘fascisti’ li ritroviamo oggi diffusi e pacificamente accettati in una certa parte della sinistra massimalista e radicale”.
Lei ha detto che le prossime decisioni sulla scuola e i programmi coinvolgeranno gli studenti delle consulte. Pochi giorni fa, all’Istituto Galilei di Roma, da altri studenti è stato contestato.
“Riprendendo quanto ho appena detto, un valore dell’antifascismo è anche il rispetto delle regole democratiche. Nonché un’informazione che non inquini il racconto dando solo versioni di parte. A Roma, a contestarmi, non erano gli studenti eletti nelle consulte. All’Istituto Galilei c’erano 105 ragazzi provenienti da tutte le province italiane. Ragazzi che si sono riuniti, hanno lavorato intensamente per quattro giorni, hanno approvato alcune proposte e me le hanno sottoposte in un incontro istituzionale molto bello. Mentre rispondevo alle loro proposte, cinque o sei giovani estranei alle consulte hanno iniziato a urlare interrompendo il confronto. Anche queste forme di contestazione, per le loro modalità, manifestano una mentalità antidemocratica. Mi fa piacere che chi ha urlato e inveito sia stato invitato ad uscire dagli stessi membri delle consulte”.
Cambiando argomento, cosa pensa della proposta, poco conservatrice, di rimandare lo studio di Alessandro Manzoni dai 14 ai 17 anni?
“Prima di rispondere mi lasci dire che noto con piacere che finalmente alcuni intellettuali di sinistra si schierano contro il facilismo educativo e a favore dell’identità nazionale…”.
Sì. Ed è il rovescio della medaglia. Lei, invece, cosa ne pensa?
“Io intanto auspico che si possa avviare un dibattito alto sui nuovi programmi scolastici. Come saprà, al ministero dell’Istruzione esiste una commissione caratterizzata per la prima volta da un notevole pluralismo culturale. Una commissione a cui ho dato poche indicazioni vincolanti. Tra i suoi membri, Claudio Giunta ha espresso l’idea non di cancellare bensì di rimandare lo studio del Manzoni. Ripeto: Claudio Giunta. Un uomo di sinistra, un intellettuale nonché storico della letteratura italiana. Nella stessa commissione c’è anche Claudio Marazzini, già presidente della Accademia della Crusca, che sul Manzoni ha espresso idee molto diverse, idee che ha fra l’altro messo nero su bianco nella proposta da lui curata sulla lingua italiana. Dopodiché, non voglio condizionare il dibattito che mi fa piacere ci sia. Al momento opportuno tirerò le conclusioni firmando il testo definitivo e quelle e solo quelle saranno le ‘Indicazioni di Valditara’”.
Ma lei Manzoni continuerebbe a trattarlo in prima adolescenza?
“Manzoni è centrale non meno di Dante, Virgilio, Omero”.
Un secondo tema che forse stride con la promessa di un’istruzione conservatrice riguarda gli istituti tecnici. Le scuole che adesso si vorranno chiamare licei. Perché uniformare il nome, magari con il rischio di un livellamento?
“Non sono d’accordo. Il cambio di nome è il completamento di un percorso. Perché, chiedo io, chiamarlo ‘istituto’ come fosse il parente povero dei licei? La legge sul 4+2 che ha riformato l’istruzione tecnica e professionale ha previsto il potenziamento di italiano, matematica e inglese proprio per evitare risultati formativi differenti nelle materie di base. La commissione Perla sta ora iniziando a pensare a una riforma dei programmi anche per le scuole tecniche che esporterà pure in questi percorsi la ‘rivoluzione della matematica’. L’obiettivo è di trasformare queste scuole in percorsi formativi di serie A. Del resto, sono fondamentali per il nostro sistema produttivo e offrono lavori altamente specialistici, molto richiesti dal mercato del lavoro. Già Aristotele e Teofrasto, nel liceo, insegnavano l’agronomia e la zoologia, oltreché la filosofia e la fisica”.