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Orsini: "Sul gas russo occorre una riflessione. In Europa forse serve cambio di governo"
"Oggi noi abbiamo bisogno di fare tutto ciò che è possibile per salvaguardare le nostre imprese, che in questo momento sono veramente fuori dalla competizione globale. Mi meraviglio che l’Europa non abbia pronte misure", dice il presidente di Confindustria. E la Lega festeggia: "La pensa come noi"
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17 APR 26
Ultimo aggiornamento: 11:22 AM

Il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, durante la Festa di Atreju a Roma, 13 dicembre 2025. ANSA/RICCARDO ANTIMIANI
"Prima del conflitto Russia-Ucraina noi pagavamo l'energia 28 euro a megawattora oggi siamo a 160 euro a megawattora, credo che su questo serva fare una riflessione, oggi noi abbiamo bisogno di fare tutto ciò che è possibile per salvaguardare le nostre imprese, che in questo momento sono veramente fuori dalla competizione globale". Così il presidente di Confindustria Emanuele Orsini al convegno 'Genova e Liguria capitali dell'economia del mare 2026', rispondendo a chi chiedeva un commento sul dibattito in corso sulla possibilità di riaprire al gas russo. Domenica scorsa, anche l'amministratore delegato di Eni Claudio Descalzi ha proposto un ragionamento analogo: "Penso sia necessario sospendere il ban che scatterà l’1 gennaio 2027 su 20 miliardi di metri cubi di gas che vengono dalla Russia", ha detto dal palco della Scuola di Formazione Politica della Lega. La risposta della premier Giorgia Meloni però è stata piuttosto netta: "Non dobbiamo dimenticare che la pressione economica che abbiamo esercitato sulla Russia in questi anni è l'arma più efficace che abbiamo per costruire pace".
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Nonostante questo, oggi anche il numero uno di Confindustria ha invitato alla cautela sullo stop al Gnl dalla Russia oltre il 2027. "Bisogna fare dei ragionamenti – ha proseguito Orsini –, anche perché mi risulta che stiamo ancora comprando gas naturale liquefatto dalla Russia, De Scalzi diceva questo. Il Gnl russo passa ancora da Amsterdam, bisogna avere una visione complessiva del discorso partendo da un dato: prima del conflitto Russia-Ucraina pagavamo l'energia 28 euro a megawattora e i problemi di competitività che abbiamo oggi allora erano sicuramente molto ridotti", ha proseguito.
Le questioni su cui porre più attenzione secondo Orsini, sono "l’incertezza e l’instabilità. Ogni giorno noi combattiamo con quello che nessuno vuole, abbiamo bisogno di avere mercati aperti, di saper andare nei mercati, per noi il Golfo vale 32 miliardi di interscambio con un saldo positivo di 11,3 miliardi, quindi è ovvio che perdere aree così importanti fa sì che gli investimenti non vengano messi a terra", ha sottolineato il numero uno degli industriali, spiegando che "dobbiamo fare prestissimo a mettere a terra l'iper-ammortamento perché io credo che quella sia una via per dare un over boost, una extra spinta, al paese che i nostri imprenditori si stanno aspettando".
Orsini si è poi soffermato sulle ripercussioni della guerra nel mondo delle imprese: "È logico che se il conflitto continua diventa un problema, cominciamo ad avere problemi nel reperire prodotti sugli scaffali in Sicilia e con i voli aerei. Così fare impresa è veramente complicato. Mi meraviglio che l’Europa non stia vedendo questa cosa e non abbia pronte misure, che si stia parlando ancora di aiuti di stato e non di debito pubblico", ha detto, evidenziando che ancora oggi il cambio euro-dollaro vale 1.16, questa miopia mi spaventa, forse dobbiamo cambiare chi ci sta governando in Europa".
Ad allarmare gli industriali ci sono anche i numeri dell'Fmi, che mette in guardia sul rischio recessione nell’Ue con inflazione al 5 per cento nel caso la guerra in Iran e la chiusura dello stretto di Hormuz continuino. "Speriamo che si arrivi presto a una negoziazione nel Golfo perché se continuiamo con il conflitto e con questa instabilità sicuramente entreremo in recessione – ha commentato Orsini –. Il Centro Studi di Confindustria l’ha detto quasi tre settimane fa: se la guerra finisse velocemente siamo a un più 0,5 per cento del pil italiano nel 2026, se arriviamo ai quattro mesi dal conflitto siamo allo zero, la stagnazione".
Dal mondo della politica c'è chi festeggia per le parole di Orsini sul gas russo. "Ci fa piacere che il numero uno di viale dell'Astronomia la pensi come noi", ha commentato Paolo Borchia, capodelegazione della Lega al Parlamento europeo e coordinatore Industria, Energia e Ricerca nel gruppo dei Patrioti. "Da molti mesi, denunciamo le gravi difficoltà delle imprese e dei settori industriali energivori italiani, non soltanto per effetto della crisi dei prezzi energetici innescata dai conflitti in medio oriente e dalla chiusura dello stretto di Hormuz. Prima il Green Deal, poi la rigidità dei vincoli Ue su Ets e Patto di stabilità, si sono tradotte in ulteriori zavorre per l'ecosistema imprenditoriale", ha proseguito. Secondo il leghista, le dichiarazioni di Orsini oggi "ci trovano concordi, toccando punti chiave che rispecchiano la nostra stessa visione. Un'identità di vedute che, ce lo auguriamo, possa condurci a fare massa critica e sistema Italia insieme, a Bruxelles, per liberarci di Ursula von der Leyen e imprimere quel cambio di passo necessario, per il quale la Lega lavora e combatte da sempre in Italia e in Europa", ha concluso.