Il (neanche troppo) sottile legame tra la legge elettorale e le primarie del centrosinistra

Con il nuovo sistema elettorale immaginato da FdI bisognerà indicare il candidato premier della coalizione sulla scheda elettorale. Per il campo largo diventerebbe dunque obbligatorio scegliere con largo anticipo il leader di coalizione. Le primarie diventerebbero inevitabili. Ma se la legge non cambia?


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27 MAR 26
Ultimo aggiornamento: 04:33 PM | 27 MAR 26
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Angelo Bonelli, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e Elly Schlein durante i festeggiamenti in piazza Barberini per la vittoria del No al referendum costituzionale, Roma 23 marzo 2026. ANSA/ALESSANDRO DI MEO©

l destino della leadership di centrosinistra in vista delle elezioni politiche del 2027, in parte, dipende anche da Giorgia Meloni. Uno dei punti più importanti della nuova legge elettorale, lo Stabilicum, prevede per le coalizioni l'indicazione del candidato premier sulla scheda elettorale. Il che, nel caso del centrodestra, pone ben pochi problemi: la leadership della premier Meloni, nonostante lo sconquasso degli ultimi giorni, non è in discussione. 
Più complicata è la situazione del campo largo, dove le primarie di coalizione per scegliere chi andrà a Palazzo Chigi in caso di vittoria alle prossime elezioni politiche sono ancora oggetto di discussioni interne. Poco dopo che il risultato del referendum era ormai consolidato, il leader del M5s Giuseppe Conte si era precipitato in conferenza stampa per festeggiare la vittoria e comunicare la sua disponibilità per le primarie. La risposta della segretaria del Pd Elly Schlein era stata inizialmente positiva, salvo poi fare un piccolo passo indietro: "Le primarie non sono una nostra priorità". Una frenata che nasconde una nuova consapevolezza: ma davvero il centrodestra riuscirà a portare a compimento la nuova legge elettorale?
Se così non fosse le primarie non sarebbero più un obbligo. Lo ricordava oggi in un'intervista a Repubblica il sindaco di Roma Roberto Gualtieri: "Dopo che gli italiani hanno bocciato in modo così netto l'idea che si possano cambiare le regole a colpi di maggioranza sarebbe un atto di protervia insistere su quella proposta (la legge elettorale, ndr), che non interpreta lo spirito del paese. Una strada sbagliata, non ci riusciranno". Un'ipotesi che sembra avere più di qualche argomento a suo favore, considerato l'aria che si respira al momento dentro il governo. Il ragionamento di alcuni esponenti di centrosinistra appare dunque chiaro: senza legge elettorale, non c'è bisogno di fare le primarie. E se non c'è bisogno di fare le primare, tanto vale cominciare a prendere una posizione che non le censura ma di certo non le idolatra. 
 
La segretaria del Pd però puntava sullo strumento primarie per avere la garanzia, attraverso l'acclamazione popolare, di essere la candidata premier del campo largo. Senza che i caminetti tra i maggiorenti dei partiti (compreso il suo) potessero dopo il voto invocare un "federatore" o "un papa straniero". E però ci sono almeno due cose che l'hanno convinta che questa non sia la strada giusta. Da un lato i sondaggi che in un confronto diretto tra lei e Conte danno per favorito il capo del M5s. Dall'altro alcuni dirigenti del partito che stanno sposando la sua linea: senza primarie il candidato premier sarà il leader del partito più votato. E in questo caso è molto difficile pensare che quel partito non sia il Pd. Insomma, Schlein teme manovre di palazzo (tra i due litiganti, lei e Conte, potrebbe saltare un terzo nome), ma in questo momento evitare le primarie sembra comunque per lei uno scenario più sicuro. Per Conte, invece, la strada delle primarie è l'unica che può consentirgli di contendersi con Elly Schlein la leadership. 

Ma tornando alla maggioranza: la discussione sulla legge elettorale in commissione Affari costituzionali alla Camera è stata calendarizzata per il 31 marzo, ma la strada che porta all'approvazione del testo è tutt'altro che spianata. Dopo la sconfitta al referendum sulla giustizia, per il governo le cose si sono fatte difficili e le acque non si sono ancora calmate dopo le dimissioni degli ultimi giorni. Il primo atto che farà partire l'iter della nuova legge elettorale passa dall'adozione di un testo base proposto dalla maggioranza. Ma già dal primo passo si sono presentati alcuni ostacoli, con vari esponenti di centrodestra che non hanno escluso "una valanga di emendamenti".  A ribollire è in particolar modo la Lega. Massimiliano Fedriga, presidente leghista della regione Friuli-Venezia Giulia, ha già delineato tre elementi che devono necessariamente essere presenti nel testo: "Il diritto della maggioranza di governare, la tutela delle opposizioni e la rappresentanza dei territori. Poi si possono usare strumenti diversi, ma l’equilibrio tra questi fattori è fondamentale. Fare leggi per convenienza politica, invece, porta sempre a risultati negativi”. In generale, (come abbiamo raccontato qui), dal Carroccio arrivano più lamentele che altro. "Ci vorrà un sacco di tempo per presentare i nostri emendamenti", ha detto un esponente della Lega. Mentre un altro ha posto problema differente: "È una riforma che non porta consenso".  Anche da Forza Italia, il clima non favorisce la collaborazione. I forzisti proveranno infatti ad aprire la discussione, ad abbassare il premio di maggioranza e a eliminare il ballottaggio. “Io penso che una nuova legge elettorale sia necessaria però bisogna anche dialogare con le opposizioni”, ha detto invece il viceministro della Giustizia in quota FI Francesco Paolo Sisto. Insomma, le divergenze non mancano. Se a questo si aggiunge il dossier sulla guerra e i rincari energetici che mettono in difficoltà l'esecutivo, la legge elettorale appare come un lido irraggiungibile. Almeno in tempi brevi. Inoltre sullo sfondo c'è la possibilità delle elezioni anticipate, che sbarrerebbero la strada alla legge elettorale e che metterebbe in difficoltà il campo largo