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Gasparri: “Il mondo va avanti”. Ora lo scontro è in FI sui congressi. Il rischio boomerang
Dopo l'avvicendamento in Senato, adesso la partita si sposta su Barelli e sui congressi regionali, che la minoranza e la famiglia Berlusconi vorrebbero far saltare. Tajani depotenziato e il rischio boomerang
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28 MAR 26

(S-D) Antonio Tajani, Maurizio Gasparri e Paolo Barelli all'evento organizzato da Forza Italia ''Piu' valori piu' giustizia'', Roma, 24 gennaio 2026. ANSA/FABIO FRUSTACI
Il giorno dopo è quello dei dubbi, delle domande. C’è anche il rischio boomerang. Maurizio Gasparri ha dovuto fare un passo indietro. Non ha gradito le modalità della “sfiducia”. E’ stato lui per il momento a essere sacrificato. Al Foglio, il capogruppo uscente concede poche battute. Evita le polemiche: “Il mondo va avanti”. Certo, ma come? Con un Antonio Tajani depotenziato, che minaccia dimissioni? Dopo la mossa di Marina Berlusconi le turbolenze di FI sono solo all’inizio. E poi ci sono i congressi regionali.
Ieri, in attesa del nuovo ruolo da presidente della commissione Esteri, Gasparri è tornato subito al lavoro. “Mi sto occupando di Enti locali”, dice al Foglio. Poi ha partecipato al congresso nazionale della Federazione italiana medici pediatri. Per ora a prevalere è “il senso del dovere”, come lui stesso ha detto annunciando l’inevitabile passo indietro. In pubblico niente veleni, nessuna replica contro chi ha messo in piedi l’operazione sfiducia. Ma certo qualcosa rischia di rompersi (si è già rotto?) anche nel gruppo dirigente di FI. Paolo Barelli questa settimana si è salvato, ma è a lui che ora punta la minoranza azzurra. Tajani avrebbe anche minacciato le dimissioni per difendere il fedelissimo. Del resto se rinnovamento deve essere è difficile immaginare che si possa esaurire con Stefania Craxi, che non è proprio un volto nuovo e per di più dice di essere per le “quote grigie”. La sua nomina a capogruppo segnala semmai un posizionamento più liberale, più riformista. Ma la battaglia va avanti. Per effetto della sconfitta referendaria si registrano tensioni nella Calabria di Occhiuto (a Reggio intanto si è candidato a sindaco, con la benedizione di Tajani, il deputato Francesco Cannizzaro) e in Sicilia, tra Renato Schifani e l’ala critica che annovera tra gli altri l’eurodeputato Marco Falcone (e Giorgio Mulè). Il prossimo fronte, oltre a Barelli, è quello dei congressi regionali. Tajani li ha annunciati per aprile e maggio, ma la quota Arcore li vorrebbe far saltare. Il partito pesante non piace neanche al ministro della Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo. Insomma, lo scontro rischia di amplificarsi ancora nelle prossime ore.
Anche dalle parti di Tajani, che pure ci ha messo del suo in questi mesi, sono consapevoli che un rinnovamento sia necessario. Ma non si aspettavano una mossa di questo tipo, e per di più con la regia della famiglia del Cav., mentre il leader azzurro era a Parigi per una riunione del G7. Gasparri è pur sempre uno storico volto del berlusconismo. La sensazione, spiegano fonti di FI, è che ad Arcore non abbiano calcolato appieno gli effetti che la mobilitazione dei senatori sta scatenando in queste ore. La famiglia Berlusconi chiedeva un cambio di passo, nuovi temi e un partito meno schiacciato su Meloni, ma al di là di come la si pensi è l’intera FI che da questo passaggio esce male. Gli attestati di stima a Tajani, arrivati da Milano, non bastano a ricucire. Alla Camera poi i numeri del gruppo azzurro sono diversi da quelli di Palazzo Madama, i tajanei sono ben più numerosi. La spaccatura tra i due fronti potrebbe essere insanabile. Proprio mentre il governo vive una fase tormentata, tra scelte decisive e nomine. Dopo aver contribuito alla sopravvivenza di Forza Italia, Tajani ha faticato, fatica, nella fase due. Galleggia da mesi intorno all’8-9 per cento. Il 20 resta un miraggio. Gli rimproverano anche di non aver lavorato per la sua successione. C’è del vero. Ma l’attuale leader azzurro aveva garantito quantomeno un equilibrio non scontato, senza il quale si entra in una zona ancora ignota. Marina B., che nei giorni scorsi ha sentito Meloni, ha deciso di fare un po’ come la premier. Il rinnovamento di FI resta ineludibile, ma anche il tempismo conta. Con la cura drastica di queste ore, e un Tajani così depotenziato, rischiano tutti di farsi male.
Ruggiero Montenegro