"Ottimista, non ingenuo"
Napolitano: "Il voto anticipato è una prassi italiana"
Alle ore 18 il Presidente del consiglio, Enrico Letta, è salito al Quirinale per incontrare il Capo dello stato, Giorgio Napolitano, dopo aver fatto tappa a Palazzo Chigi per un breve vertice con i leader della maggioranza per fare il punto della situazione all’indomani della violenta accelerata imposta dall’annuncio delle dimissioni dei parlamentari del Pdl. Fonti di Palazzo Chigi riferiscono di un Presidente del consiglio determinato ad ottenere un chiarimento che dovrà avvenire al più presto in Parlamento. Leggi anche Merlo Così Letta e Napolitano si preparano a spegnere i fuochi di fine Cav. - Cerasa Votare, perché no? - Ferraresi La trasferta italiana a NY per rigenerarsi e accreditarsi - L'editoriale La nota di Napolitano e i margini di manovra della pacificazione

Alle ore 18 il Presidente del consiglio, Enrico Letta, è salito al Quirinale per incontrare il Capo dello stato, Giorgio Napolitano, dopo aver fatto tappa a Palazzo Chigi per un breve vertice con i leader della maggioranza per fare il punto della situazione all’indomani della violenta accelerata imposta dall’annuncio delle dimissioni dei parlamentari del Pdl. Fonti di Palazzo Chigi riferiscono di un Presidente del consiglio determinato ad ottenere un chiarimento che dovrà avvenire al più presto in Parlamento.
Le legislature con una fine anticipata sono "una prassi molto italiana...". Così il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ricordando a Milano la figura di Luigi Spaventa, ha ricordato che la sua esperienza parlamentare avvenne durante un periodo storico in cui si susseguivano legislature con fine anticipata. ''Le distanze e gli scontri sul piano delle idee e del rapporto tra maggioranza e opposizione, non producevano, come oggi, smarrimento di ogni nozione di confronto civile e di ogni costume di rispetto istituzionale e personale'', ha affermato il presidente.
Secondo Napolitano negli anni in cui Spaventa era parlamentare ''il Parlamento, la Camera deideputati, quella moltitudine di eletti era uno spaccato di comune umanità, nella ricchezza e varietà delle storie e dei temperamenti personali, degli impulsi e dei percorsi che avevano indotto quelle persone a impegnarsi in politica, col traguardo della elezione in Parlamento''. ''Era questa realtà umana – ha proseguito Napolitano – che incuriosiva e interessava molto Luigi, che lo spingeva a mescolarsi con gli altri nel palazzo di Montecitorio e a comprendere, non solo a giudicare, posizioni e comportamenti anche di molti che erano lontani dalla sua parte politica. Penso ad esempio a deputati democristiani di ogni stampo e di ogni livello, anche "peones" come li si chiamava, con i quali interloquiva naturalmente e intratteneva un rapporto amichevole. Ora – ha concluso Napolitano – mi chiedo che cosa è rimasto di quel modo di vivere la politica e di convivere in una istituzione, e anche del modo in cui, di conseguenza, si vedeva dall'esterno il mondo della politica''.
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